Editoriale speciale: Senza la fine della persecuzione, parlare di riforme in Cina è solo tempo perso.

Epoch Editorial Board, The Epoch Times, 09.11.2013

 

Il 9 novembre si apre la Terza Sessione Plenaria del Comitato Centrale che dovrebbe servire a dirigere il Partito Comunista Cinese verso un nuovo percorso di riforma economica. Il Partito sta inutilmente cercando di reinventare se stesso.

Il 28 ottobre, il giorno precedente all’annuncio delle date del Plenum, un suv con a bordo tre uiguri si è diretto verso Piazza Tiananmen, il simbolo del potere del regime cinese. Nella sua corsa, prima di schiantarsi ed esplodere — uccidendo le persone al suo interno — l’auto aveva provocato la morte di tre persone, lasciandone altre 28 ferite.

Il caos di quel giorno ha lasciato un interrogativo inquietante sulle speranze luminose dei funzionari di un nuovo inizio.

La situazione di caos all’interno del Partito si poteva intuire già dal 6 febbraio 2012, quando Wang Lijun, l’ex capo della polizia di Chongqing era fuggito al consolato americano a Chengdu per chiedere asilo. Il tentativo di fuga di Wang è servito ad alzare il sipario sulle lotte di potere all’interno del Partito.

Un mese più tardi, Bo Xilai, l’ex ‘ragazzo d’oro maoista’ è stato spogliato dei suoi titoli nel Partito e posto sotto inchiesta.

La mossa contro Bo ha solo accentuato le tensioni, dato che successivamente, prima il capo del Partito Hu Jintao e poi il suo successoreXi Jinping, hanno mosso guerra contro la fazione dell’ex capo del Partito Jiang Zemin.

Mentre la crisi politica del Partito veniva a galla, la nazione cinese allo stesso tempo si rendeva conto che il precedente tentativo di rinnovare il Partito attraverso la riforma economica era fallito.

Dopo il disastro della Rivoluzione Culturale alla fine degli anni settanta, il Partito aveva trovato nella riforma economica un modo per sopravvivere. Ma se il sistema politico del regime ha raggiunto una crescita economica è solo perché si è completamente disinteressato dei diritti umani, della tutela ambientale e del controllo sul consumo delle risorse. Ora la crescita economica si sta indebolendo e l’economia rischia di implodere.

Davanti alla profonda crisi del regime, l’ideologia del Partito gioca ormai solo un ruolo di facciata. Non importa quante riunioni il Partito possa tenere e quanti copioni siano costretti a recitare i suoi funzionari, quelle parole al vento non possono trovare un fondamento.

La costante decrescita economica sta spegnendo gli ultimi focolai di potere del Partito. Ecco perché il Pcc sta tanto pubblicizzando la riforma economica come punto di forza del prossimo plenum, giusto per dare al pubblico una ragione per credere ancora che il Partito abbia una via d’uscita.

LOTTE INTERNE

Da quando Xi Jinping e Li Keqiang sono diventati rispettivamente segretario generale del Pcc a novembre del 2012 e premier a marzo 2013, le misure da loro proposte hanno incontrato una forte opposizione dai più alti livelli del Pcc.

Questo in parte è perché il Pcc non permetterà mai una qualsiasi modifica fondamentale al suo autoritarismo. Inoltre, ogni tentativo di cambiamento andrà a risvegliare i membri della fazione di Jiang Zemin.

Il 20 luglio del 1999, Jiang Zemin, l’allora capo del Partito, ha lanciato la persecuzione del Falun Gong. Jiang temeva questa antica disciplina spirituale, i cui praticanti eseguono esercizi di meditazione e vivono secondo i principi di verità, compassione e tolleranza.

Il Falun Gong era diventato troppo popolare. I dati ufficiali del regime stimavano almeno 70 milioni di persone che lo praticavano, più dei membri del Partito Comunista. Jiang notò che tra i praticanti c’erano generali, membri di alto rango del Partito e membri dei servizi di sicurezza. Gli insegnamenti del Falun Gong sembravano eclissare la dottrina del Partito nei cuori dei cittadini cinesi.

Jiang ordinò che la pratica venisse sradicata e permise qualsiasi mezzo che risultasse utile ai fini di rinforzare la persecuzione. Il risultato è stato: torture brutali, lavaggio del cervello e morte. I funzionari del Partito hanno messo in moto un lucroso commercio di organi, espiantando gli organi sani dai praticanti del Falun Gong mentre sono ancora in vita. I ricercatori ritengono che dal 1999 al 2008 oltre 60 mila praticanti siano stati uccisi in questo modo, con un crescente numero di omicidi ogni anno.

Queste misure estreme sono state prese senza neanche una singola legge che rendesse illegale il Falun Gong.

Temendo che un giorno avrebbe potuto essere chiamato a rispondere per i crimini contro l’umanità, Jiang premiò chiunque si fosse unito alla sua lotta contro il Falun Gong e riempì i vertici del Pcc, l’esercito e lo Stato con i suoi scagnozzi. Quando Hu Jintao subentrò al posto di Jiang come leader supremo del regime, si accorse che le leve al potere erano oramai difficili da spostare.

Al centro della strategia di Jiang c’era l’elevazione del suo compare di fiducia, Zhou Yongkang. Nel 2007 Zhou divenne il capo del Comitato degli Affari giuridici e legislativi — un organo del Partito con grande potere, che possiede l’autorità su quasi tutti gli elementi dei sistemi di sicurezza e giudiziari. In quella posizione, Zhou intensificò la persecuzione del Falun Gong.

Zhou è stato anche nominato membro del dominante Comitato permanente del Politburo, garantendo così che il suo potere non potesse essere controllato dall’interno del Partito e assicurando allo stesso tempo che la politica di persecuzione non venisse invertita.

Ma Zhou Yongkang sarebbe andato in pensione nel 2012. Zhou, Jiang Zemin e Zeng Qinghong — mediatore politico ed ex capo dell’intelligence — complottarono assieme perché Bo Xilai, allora capo del Partito di Chongqing, succedesse a Zhou al vertice del Comitato degli Affari giuridici e legislativi e del Comitato permanente.

Non appena i tempi sarebbero stati maturi, Bo avrebbe usato lo straordinario potere che avrebbe conseguito come capo delle forze di sicurezza per spodestare il capo del Partito Xi Jinping. Una volta che Bo avesse preso la guida del Pcc, i crimini sarebbero stati nascosti per un lungo periodo a venire.
Questo piano di tradimento e di rovesciamento era stato messo in moto, ma prima che il complotto avesse potuto essere completato, Wang Lijun ha fatto la sua comparsa a Chengdu, esponendo ogni cosa nel suo momento più decisivo.

Bo Xilai è stato declassato e da allora, l’ostilità della fazione di Jiang verso il Governo di Xi Jinping è diventata sempre più ostinata.
Gli uomini di Jiang non possono sopportare di vedere Xi Jinping salire al potere, né di assistere a un eventuale successo delle riforme economiche di Li Keqiang. Questo conflitto non finirà fino a quando la fazione di Jiang non verrà completamente distrutta.

I COSTI DELLA PERSECUZIONE

La persecuzione del Falun Gong ha distorto i sistemi morali, giuridici e economici della Cina.
In Cina tutti sanno che la moralità è in rapido declino. I criteri tradizionali per giudicare giusto o sbagliato, profondamente radicati in cinque mila anni di civiltà cinese, non sono più applicabili.

La speranza era che con le riforme economiche di Deng Xioaping avrebbero posto le basi per una società governata dalla legge.

Ma lo slogan di «porre la crescita economica al centro di tutto» è stato contorto dai funzionari del Partito in «mettere la persecuzione del Falun Gong al primo posto». Tutte le unità di Stato e del Partito considerano la persecuzione come la questione principale di cui occuparsi.

Questa persecuzione è costruita interamente sulla menzogna e sulla violenza e ha distrutto completamente la speranza per un sistema giuridico indipendente in Cina. La sicurezza pubblica, la procura e la magistratura si sono tutte corrotte e agiscono come la mafia cinese.

Le conseguenze sono sia la persecuzione dei praticanti del Falun Gong sia quella della società in generale. L’abuso di potere, la prepotenza e l’oppressione delle persone innocenti sono all’ordine del giorno. Il conflitto tra i funzionari del Pcc e i cittadini è senza precedenti.

Persino in una situazione così estrema, la fazione di Jiang cerca di fermare qualsiasi riforma del sistema legale. Ogni cambiamento interromperà un meccanismo appositamente costruito per portare avanti la persecuzione. Jiang vuole che il sogno costituzionalista di Xi Jinping rimanga un semplice sogno e non accetterà facilmente i tentativi di Xi di abolire i campi di lavoro forzato.

Per mantenere la persecuzione, Jiang ha trasformato i funzionari del Pcc in suoi alleati nella sua persecuzione, utilizzando l’espediente della corruzione e dell’appropriazione indebita per conquistarli.

La sua gente controlla le industrie più redditizie in Cina, come l’industria del petrolio, delle telecomunicazioni, delle ferrovie e della finanza. Questo controllo ha fornito le risorse finanziarie per la persecuzione.

Essendo quasi tutte le grandi industrie sotto il controllo di questi pezzi grossi fedeli a Jiang, è ovvio che qualsiasi riforma economica colpirà gli interessi della fazione, facendo loro perdere il controllo dell’economia cinese. Senza risorse finanziarie è impossibile continuare la persecuzione del Falun Gong, che richiede una quantità enorme di denaro.

Inoltre, non appena la persecuzione terminerà, la fazione di Jiang verrà punita. Spinta dalla questione del tornaconto economico e dall’istinto di sopravvivenza, la fazione di Jiang cerca di far deragliare qualsiasi misura di riforma economica.

VERA RIFORMA O MERE PAROLE AL VENTO?

Quando sabato i funzionari si riuniranno nella Grande Sala del Popolo per discutere le sorti del Partito, sarà il momento in cui realizzeranno che finché non risponderanno alle esigenze imperative di questo momento storico, tutti i loro piani non conteranno niente.

La fazione di Jiang è in uno stato di panico. Non ha nessun pensiero rivolto al bene del Paese né tanto meno si preoccupa per il Partito. La sua unica preoccupazione è evitare di dover pagare per i suoi stessi crimini. Qualsiasi tentativo di attuare anche piccole riforme causerà grida di terrore.
In realtà, la fazione di Jiang e la sua persecuzione del Falun Gong hanno irrimediabilmente distrutto ogni briciola di legittimità del Pcc.

Quando la persecuzione è iniziata, forse cento milioni di persone in Cina praticavano il Falun Gong. Insieme a tutti i loro familiari, un gruppo di diverse centinaia di milioni di persone è stato direttamente colpito dalla persecuzione.

I loro diritti non vengono protetti. I dipartimenti di Stato non hanno la facoltà di effettuare operazioni normali e la società è turbata. Inoltre, le autorità hanno investito enormi quantità di risorse in questa persecuzione illegale.

I crimini su vasta scala portati avanti dal regime contro i praticanti del Falun Gong non possono essere giustificati. Avendo commesso innumerevoli misfatti, il Partito è ormai senza speranza e incurabile. Questo regime malvagio verrà inevitabilmente eliminato dalla storia.

Senza porre fine a questa persecuzione, ogni riforma, ogni tentativo di rimettere in pista la società è un sogno irrealizzabile.

Se la fazione di Jiang non viene eliminata non vi è alcuna speranza che l’attuale leadership possa fare alcun progresso.

Se non viene fatto nulla in merito, queste crisi nate dalla persecuzione prima o poi esploderanno. Le lotte all’interno del Pcc diventeranno ancora più acute. Il Partito si disintegrerà con le sue stesse mani.

L’attuale leadership farebbe meglio a cercare di attuare le uniche reali riforme che possono cambiare la Cina: togliere tutto il potere ai membri della fazione di Jiang, porre fine alla persecuzione del Falun Gong e dissolvere quindi il Pcc.

Senza intraprendere questi passi, la leadership cadrà in una situazione sempre più passiva e pericolosa.

Qualunque siano le decisioni che la leadership possa prendere, è certo che alla fine, i principali responsabili della persecuzione del Falun Gong saranno portati di fronte ad un processo storico. Sarebbe meglio conformarsi alle esigenze della storia piuttosto che essere spazzati via dal suo inarrestabile cammino.

Questo momento significativo serve perché ognuno possa esaminare attentamente la situazione e comprendere la volontà del Cielo e le esigenze del popolo, al fine di agire con saggezza e in modo responsabile.

 

 

 

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