Tutte le guerre nel mondo

 

Mentre l'opinione pubblica internazionale si concentra sul conflitto di Gaza e sull'Ucraina, il resto del pianeta è segnato da scontri e violenze feroci.

La maglia nera va all'Africa.Mentre l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale si concentra principalmente sulla guerra tra Israele e Gaza e su quella in Ucraina tra Kiev e i ribelli separatisti, il mondo in realtà esplode di conflitti vecchi e nuovi. Di guerre in tregua o congelate finché qualcuno, da una parte o dall'altra, all'improvviso deciderà di sparare un altro colpo. A guardare la mappa del pianeta, è più la porzione di mondo attualmente in guerra che non quella in pace. La maglia nera dei conflitti in corso se l'aggiudica l'Africa, seguita a ruota dal Medio Oriente.

Africa.Al momento nel continente africano ci sono 25 Paesi in guerra, dove combattono contro i governi o l'uno contro l'altro circa 150 gruppi di milizie ribelli, gruppi separatisti o anarchici, in prevalenza islamici. Questi i teatri di guerra più caldi.

Libia - Il Consiglio Nazionale pe rla Transizione che ha preso il potere lo scorso anno sta cercando di mantenere la stabilità in un paese che esplode. Pezzi dell'esercito governativo si sono ammutinati, per seguire il generale "rinnegato" Khalifa Haftar. Glis contri hanno portato alla morte di più di 100 persone e continuano. Anche l'Italia ha evacuato i suoi cittadini dalla Libia, che oggi è un teatro di guerra civile, esattamente come prima della morte del Colonnello Gheddafi.

Tunisia - Uqba Ibn Nafi Battalion. E' il nome che identifica le milizie jihadiste che in Tunisia combattono contro il governo per instaurare la sharia. Recentemente il gruppo ha rivendicato la morte di 15 soldati dell'esercito di Tunisi in un'ambasciata. Il governo tunisino ha dichiarato che al Qaeda è stata sgominata, ma le brigate di fondamentalisti tuttora creano instabilità (e morti) nel Paese che ha dato il via alla Primavera araba.

Repubblica Centrafricana (CAR) - Qui dal 2012 è in atto una feroce guerra civile, che vede contrapposti i ribelli di Seleka e le forze governative. Al momento è in vigore un cessate-il-fuoco, ma la situazione continua ad essere drammatica. Più di 200 mila persone sono rimaste senza casa e in migliaia sono state uccise. Alla fine del 2013 intervengono le truppe francesi, come era già successo in Mali. Ma la tregua non regge e dopo pochi mesi riprendono gli scontri. Nel 2014 Amnesty International denuncia una serie di massacri compiuti dai cristiani Anti-bakakas contro la popolazione musulmana, costretta ad abbandonare il Paese. Mentre altre ong parlano di atti di cannibalismo sull'etnia di religione islamica. E l'Onu lancia l'allarme sul pericolo di un genocidio.

Mali - A gennaio del 2012 gruppi di ribelli jihadisti si coalizzano per combattere contro il governo. Chiedono indipendenza o maggiore autonomia per le provincie settentrionali del Paese. Ad aprile i guerrieri Tuareg prendono il controllo delle loro terre. Poco prima, a Bamako, il presidente Amadou Toumani Tourè viene deposto da un colpo di Stato, a un mese dalle elezioni presidenziali. A gennaio 2013, mentre proseguono gli scontri tra forze governative e ribelli, intervengono le truppe francesi. che tuttora sono sul posto. A fine 2013 viene siglata una pace, ma dopo qualche mese iniziano nuovi scontri e attentati nelle principali città del Paese.

Repubblica Democratica del Congo - In Congo si continua a combattere anche nel 2014. Teatro del conflitto è la parte orientale del Paese, dove le forze governative si scontrano con gruppi di ribelli armati e accusati dalla comunità internazionale di crimini di guerra e di pesanti violenze e abusi ai danni della popolazione civile. Il gruppo M23 (sostenuto dal Ruanda) è responsabile di torture, stupri e rapimenti, oltre che dell'utilizzazione di bambini soldato.

Somalia - I civili somali continuano a essere le vittime principali di una guerra che ogni volta sembra fermarsi e poi riprende più violenta di prima. Il nuovo governo sta cercando di prendere il controllo delle città chiave del Paese, cadute nelle mani delle milizie jihadiste Al-Shabaab, che tuttora hanno il controllo sulla parte meridionale della Somalia. Recentemente i terroristi hanno intensificato gli attacchi contro la popolazione civile, anche nella capitale Mogadiscio. Le ong denunciano feroci violazioni dei diritti umani. Stupri, torture e violenze sono all'ordine del giorno in Somalia.

Sud Sudan - Il Sud Sudan celebra il suo secondo anno di indipendenza con una profonda instabilità politico-economica, che fa da sfondo alle violenze esplose nella parte orientale del Paese, a Jonglei, con conseguente repressione dei diritti civili e umani. A settembre del 2012 il Sud Sudan e il Sudan hanno siglato una serie di accordi per risolvere varie questioni, tra cui quella cruciale degli approvvigionamenti di petrolio, ma i rapporti tra i due governi restano tesi. e si verificano spesso scontri lungo i confini. Khartoum accusa Juba di sostenere i gruppi ribelli che combattono in Sudan.

Uganda - Dopo 27 anni al potere, il presidente Yoweri Museveni ha aumentato le misure repressive nei confronti della libertà di espressione e di stampa. La popolazione civile ugandese vive nel terrore. Le opposizioni sono imbavagliate. Gruppi armati anti-governativi si scontrano tra loro e otro le forze di sicurezza ufficiali, causando la morte dei civili. Come in altri paesi africani, anche in Uganda esiste una forte presenza dei terroristi di Al-Shabaab, che prendono di mira le comunità cristiane. Recentemente un attentato in un villaggio ha fatto più di 50 vittime.

Kenya - L'attuale presidente, Uhuru Kenyatta, e il suo vice William Ruto sono accusati di crimini contro l'umanità dal Tribunale penale internazionale dell'Aja, per il ruolo avuto durante le violenze post-elettorali esplose nel 2007. Sono accusati di violazione dei diritti umani, stupri e abusi. Oggi il Kenya vive sull'orlo di un costante terrore, tra la guida del suo presidente e gli attacchi costanti del gruppo jihadista Al-Shabaab. Durante un recente attacco a un centro commerciale di Nairobi sono rimaste uccise quasi 70 persone.

Medio Oriente.Il Medio Oriente si conferma anche nel 2014 la polveriera del mondo, con una serie di conflitti aperti e di guerre in corso.

Israele-Gaza - L'8 luglio l'esercito israeliano attacca la Striscia di Gaza in seguito al protrarsi del lancio di razzi da parte di Hamas, l'organizzazione terroristica che governa a Gaza City. Il 28 luglio lo Stato ebraico dà il via alle operazioni di terra per distruggere i tunnel attraverso i quali Hamas veicola armi e munizioni. Più di mille i morti, in maggior parte palestinesi. La comunità internazionale chiede un cessate il fuoco senza condizioni, ma la guerra prosegue.

Iraq - A giugno 2014 un gruppo jihadista attivo in Siria e in Iraq proclama la nascita dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, ISIL, un califfato che ha a capo il comandante Abu Bakr al-Baghdadi. Dopo avere autoproclamato la propria sovranità politica e aver conquistato la città di Tikrit, i terroristi dell'ISIL puntano ad allargare il loro feudo ai paesi limitrofi. L'obiettivo degli estremisti è quello di imporre la sharia nei territori controllati e di realizzare un grande califfato islamico sunnita, riunendo le regioni a maggioranza sunnita di Siria e Iraq. Sono accusati di crimini contro l'umanità e in Iraq combattono contro le truppe governative e contro i peshmerga del Kurdistan iraqeno,che temono il sopravvento dei terroristi nel Paese e la perdita del controllo dei pozzi petroliferi che si trovano nella loro regione.

Siria - Sono più di 200 mila le vittime del conflitto siriano, che continua nonostante la rielezione farsa di Bashar al Assad alla guida del Paese. L'emergenza profughi siriani è un problema per i Paesi confinanti, come Turchia e Giordania, e si parla di più di 2 milioni di sfollati dall'inizio della guerra. La radicalizzazione del conflitto ha visto recentemente entrare in campo anche i jihadisti dell'ISIL, che mirano a istituire un califfato islamico tra Iraq e Siria. Al fianco di Assad combattono invece le truppe llibanesi di Hezbollah, il partito di Dio, che hanno dato un contributo fondamentale alla vittoria dell'esercito governativo di Damasco. Intere città sono state rase al suolo, come Aleppo, patrimonio dell'umanità, ora ridotta a un cumulo di macerie.

Afghanistan - Mentre il Paese si prepara all'uscita definitiva delle truppe internazionali entro la fine del 2014, continuano gli scontri tra le forze governative e i talebani, che attaccano attraverso attentati che vanno a colpire soprattutto civili. L'Afghanistan di oggi è ancora molto lontano dal trovare la pace e i morti aumentano giorno dopo giorno.

India - Il governo di Delhi è tuttora "in guerra" contro una serie di gruppi separatisti e indipendentisti di affiliazione islamica. Frequenti gli scontri a fuoco e i morti lungo il confine con il Pakistan, per la questione ancora aperta del Kashmi.

Pakistan - Il governo di Islamabad continua a combattere una guerra senza quartiere contro i terroristi jihadisti, che infiltrano anche i servizi segreti del Paese. Oltre a cercare di estirpare la minaccia terroristica attraverso l'aiuto dei droni americani, concentrandosi nei combattimenti nella zona del Waziristan, il governo pakistano è tuttora in pessimi rapporti con l'India, per ataviche questioni territoriali che recentemente hanno causato dei morti lungo il confine.

Myanmar - Se da una parte la Giunta militare sembra avere allentato la sua presa, dall'altra il governo centrale del Burma è impegnato in una lotta all'ultimo sangue contro i gruppi armati che si oppongono alla Giunta. In più, nel 2013 è esplosa la rabbia anti-islamica, capeggiata dai monaci buddhisti. Centinaia le vittime. L'odio e la violenza ha colpito diverse comunità musulmane del Paese, che di fatto sta vivendo una guerra etnico-civile, nonostante le timide aperture verso l'esterno dell'esecutivo militare.

Filippine - Il gruppo jihadista Abu Sayyaf è tornato a farsi sentire con le bombe e gli attentati suici in tutto il Paese. Il governo sta cercando di contrastare militarmente i separatisti che vogliono instaurare la sharia in alcune aree delle Filippine, dove la loro presenza è più forte.

Cina - L'Impero Celeste vive una serie di tensioni sia al suo interno che all'esterno. La repressione dei musulmani Uiguri, accusati di essere terroristi e di pianificare attentanti nello Xinjang, è il chiodo fisso di Pechino. Sul campo si contano già decine di morti e gli scontri in tutta la regione continuano. In più, la Cina vive un momento di gelo nei rapporti con il Giappone a causa dell'attribuzione territoriale delle isole SenKaku/Diaoyu e dei loro ricchi giacimenti di gas.

Yemen - Continuano gli scontri tra le forze governative e i gruppi armati Salafiti nel nord del Paese. Il governo yemenita è sostenuto dagli Usa nel pianificare operazioni militari mirate a distruggere le cellule di Al Qaeda nella Penisola Arabica. Il Paese tuttora detiene la maglia nera dei diritti dell'uomo. Le ong internazionali denunciano costanti abusi contro donne e bambini, stupri e violenze.

Thailandia - Nel 2014 i militari prendono il potere con un colpo di Stato dopo un anno di scontri in piazza tra coloro che osteggiano il governo guidato dalla sorella dell'ex premier Shinawatra (il tycoon esiliato a Londra) e le forze governative. Con l'avvento dei militari sembra essere tornata una calma apparente e non ci sono più scontri per le strade, ma le proteste potrebbero riesplodere da un momento all'altro, una volta finito il periodo di coprifuoco.

Ucraina - L'esercito di Kiev si sta scontrando con le truppe dei separatisti filorussi della regione orientale del paese, con Donetsk come principale città teatro dei combattimenti. Sono morte più di 100 persone e la guerra civile ucraina si è trasformata in un pericoloso braccio di ferro tra Europa ed America e Russia. Kiev accusa Mosca di voler occupare  il suo territorio e di foraggiare i ribelli di Donetsk. Mosca rispedisce le accuse al mittente e mantiene costante la pressione delle sue truppe lungo i confini.Un missile terra-aria ha abbattuto un aereo della Malaysian Airlines, causando 298 morti. Anche in questo caso, nonostante l'inchiesta sia tuttora aperta, Kiev accusa Mosca di avere armato la mano dei ribelli che hanno lanciato il missile. La Comunità europea e gli Usa hanno annunciato nuove misure contro la Russia.

Cecenia e Daghestan - Non se ne parla quasi più, ma non per questo il conflitto interno nei due Paesi tra governo e gruppi terroristici-indipendentisti prosegue. La Cecenia è anche uno dei centri di addestramento di martiri, pronti a partire per le loro "missioni" in tutto il mondo.Nagorno-Karabakh - Il lembo di terra che separa Armenia e Azerbaijan (una dittatura in mano alla dinastia degli Alijev) è uno Stato che non esiste, pur essendoci. Territorio conteso tra Baku e Yerevan, il Nagorno vive al momento una condizione di tregua, ma recentemente - con l'aumentare delle tensioni tra Armenia e Azerbaijan - si sono verificati scontri lungo il confine e in molti temono che da un momento all'altro potrebbe esplodere un nuovo conflitto armato, come quello di venti anni fa.

In America Latina e in America centrale molti conflitti sono al momento in fase di tregua o incamminati lungo la strada della pace definitiva, ma esistono comunque scontri e violenze legati non tanto a contrapposizioni politiche, quanto alla presenza dei cartelli del narcotraffico che vengono combattuti dai vari governi.

Messico - Il governo messicano è impegnato in una lotta senza quartiere alle organizzazioni criminali e ai cartelli della droga. Quella messicana è una vera e propria guerra, che già ha fatto decine di migliaia di vittime, non risparmiando nemmeno donne e bambini. Città del Messico ha impiegato il suo esercito per contrastare l'onnipervasività dei trafficanti nel Paese, ma i maggiori cartelli continuano ancora a dettare legge, attraverso violenze di ogni genere e pur essendo stati indeboliti.

Colombia - Il governo e le FARC (Forze armate rivoluzionarie) hanno siglato una tregua mentre sono in atto i negoziati per siglare una pace stabile e duratura, che al momento, però, non è ancora certa.

Venezuela - Dopo la morte di Hugo Chavez e con l'avvento di Nicolas Maduro il Paese è definitivamente piombato nel baratro del default economico. Cosa che ha scatenato la rivolta della piazza. Per mesi gli studenti (e non solo) sono scesi per le strade di tutto il Paese chiedendo a Maduro di fare un passo indietro. Ma il presidente ha preferito usare il pugno di ferro. Più di 30 i morti. Al momento il Venezuela non sta vivendo una guerra civile, ma gli scontri potrebbero riesplodere da un giorno all'altro.

 

 

 

 

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