Cina: l’ “Hashar” continua nello Xinjiang

 

Secondo i rapporto del Mondial Uyghur Congress (WUC) rilasciato questo mese, nel tentativo di esercitare un maggiore controllo nella tormentata regione cinese dello Xinjiang, Pechino sta costringendo la popolazione uigura a lavorare gratis su vari progetti di opere pubbliche.

 Chiamato l’ “hashar” dagli uiguri, la WUC sostiene che il governo cinese sta usando il sistema di lavoro forzato come un altro modo per reprimere la popolazione locale nella regione.

Il PPC ha vietato formalmente l’hashar nello Xinjiang decenni fa ma, secondo la WUC e le fonti nello Xinjiang, continua.

“Nel Turkestan orientale l’ hashar è stato sospeso per un po’, ma di recente, è stato riattivato al fine di monitorare le attività quotidiane degli uiguri e per controllare i loro movimenti”, ha detto il segretario generale WUC, Dolkun Isa.

“In una certa misura, è paragonabile al lavoro organizzato nei campi di lavoro forzato in Cina”, ha aggiunto.

“Gli Uiguri che vivono nelle prefetture meridionali del Turkestan orientale sono stati costretti al lavoro non pagato per lo scopo apparente di ‘manutenzione della stabilità’.

 

‘Nessuno farà del lavoro collettivo di propria volontà’

Secondo il rapporto, i soggetti dell’ hashar lavorano da 4 a 11 ore al giorno su una varietà di progetti di lavori pubblici, che comprendono il controllo dell’ invasione della sabbia, la manutenzione interna e i progetti di miglioramento della strada.

Oltre al lavoro non retribuito, gli uiguri sono tenuti a pagare per i propri pasti, il trasporto e le spese mediche. Se sono malati o feriti sono “responsabili per l’invio di un membro della famiglia per coprire le loro ore perse.

Le sanzioni per l’assenza al lavoro è tipicamente  di100 yuan (US $ 15) al giorno e coloro che non riescono a presentarsi al lavoro sono oggetto di indagini della polizia e detenzione fino a 30 giorni.

 

Indottrinamento politico

Mentre gran parte dell’ hashar coinvolge il lavoro manuale, a volte è invece costituito da sessioni di indottrinamento che spesso occupano tre giorni a settimana.

Gli uiguri per lo più musulmani hanno spesso lamentato la discriminazione, repressione religiosa, e la soppressione culturale di Pechino nel nome della lotta al separatismo, all’estremismo religioso e al terrorismo.

Gli esperti fuori della Cina affermano che Pechino stia esagerato e che queste politiche sono le responsabili di una recrudescenza di violenza che dal 2012 ha portato centinaia di morti.

Fonte : http://www.laogai.it/

 

 

 

 

 

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