Arrestati 80 cristiani perché «pregavano in casa»

 

Più di 80 cristiani sono stati arrestati nella regione dello Xinjiang in Cina. I fedeli, appartenenti alla comunità protestante Fangcheng, sono stati trovati a pregare in chiese domestiche non ufficiali nei giorni precedenti e successivi al capodanno lunare soprattutto nella capitale regionale Urumqi. I cristiani sono stati accusati di avere intrapreso “attività religiose in siti non religiosi” e di essersi rifiutati di aderire alla chiesa patriottica protestante, il Movimento delle tre autonomie.

Gli arresti però non hanno atteso gli annunci ufficiali. Tra gli oltre 80 cristiani arrestati, ci sono 10 fedeli di Wusu, imprigionati per 15 giorni e multati con l’equivalente di 145 dollari. La colpa è «essersi riuniti e aver pregato nel nome del cristianesimo». Gli altri sono stati detenuti per una ventina di giorni. A tutti è stato chiesto di aderire al Movimento delle tre autonomie. «Noi crediamo in Gesù fermamente. Ciò che è accaduto non è giusto», ha dichiarato a ChinaAid Chen Xiangyan, tra gli arrestati. «Non abbiamo fatto niente di male né causato problema alcuno. Non disturbiamo i nostri vicini. Stavamo solo studiando la Bibbia».

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