Stretta sugli uiguri all'estero

 

Le centinaia di uiguri in Egitto, Turchia, Giappone e in altri Paesi sono considerati da Pechino come una minaccia. Per questo le autorità cinesi stanno facendo pressioni affinché ritornino in Cina o affinché siano arrestati. La sorveglianza e la repressione nello Xinjiang,  è in costante aumento. Pechino percepisce realmente l'area al confine con le repubbliche centro-asiatiche come un pericolo, intensificando le operazioni anti-terrorismo e sfruttando ricompense per racimolare informazioni. Di recente la stampa locale ha dato conto di un milione di yuan pagati a 18 informatori nella sola regione di Hotan, teatro di una serie di attacchi, considerati atti di terrorismo. Intanto, secondo quanto trapela, ma le informazioni sono difficili da verificare, i cinesi stanno facendo pressioni su espatriati e studenti uiguri affinché si consegnino entro il primo maggio, con la minaccia di veder incarcerati i propri familiari se non lo faranno

 

 

 

 

 

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