La stretta di Pechino

 

Il 10 giugno, le autorità dello Xinjiang  hanno arrestato una decina di esponenti della minoranza etnica kazaka per «avere avuto stretti legami» con un gruppo di uiguri. L’ha riportato Radio Free Asia, citando fonti locali. I kazaki sono stati arrestati nel distretto di Maytag, nella città di Karamay, e sarebbero stati accusati di avere pregato insieme agli uiguri al di fuori dei luoghi consentiti, secondo recenti disposizioni della autorità che considerano «legali» solo alcune moschee.

Pochi giorni prima, sempre secondo Rfa e sempre in Xinjiang, un imam kazako di nome Akmet era morto mentre si trovava agli arresti. La versione ufficiale parla di suicidio.

Durante il mese del Ramadan – dal 26 maggio al 24 giugno – nella prefettura di Hotan, nel sud della regione autonoma, a ogni nucleo familiare uiguro è stato assegnato un funzionario che, per almeno 15 giorni, ha condiviso ogni aspetto della sua vita quotidiana. L’intento era quello di controllare che le famiglie non digiunassero e non pregassero. Nel frattempo, in tutta la regione, i ristoranti erano obbligati a restare aperti e veniva ristretto l’accesso alle moschee.

 

 

 

 

 

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