Uiguro di cittadinanza tedesca fermato per quattro ore a Roma dalla Digos

Eccesso di zelo italiano e smart power cinese, a distanza. Dolkum Isa, cittadino tedesco di origine uigure, è stato tenuto per circa 4 ore in questura, dove gli sono state rilevate le impronte digitali e scattate foto segnaletiche

 

Dolkum Isa è il segretario generale del «congresso mondiale uiguro», rappresentanza politica in esilio della popolazione uigura, abitante della regione nord occidentale cinese dello Xinjiang e da tempo nel mirino della repressione cinese che accusa gli uiguri di «terrorismo» e separatismo.

Quella uigura è una minoranza musulmana (un tempo maggioritaria in Xinjiang) che Pechino ha provato a combattere prima mandando i cinesi han nella regione, poi provando a ottenere il riconoscimento internazionale di «terrorismo» giustificato dalla partecipazione di alcuni uiguri (i numeri più credibili parlano di poche centinaia) alle azioni dell’Isis. Il Congresso uiguro ha ben poco a che fare con questi gruppi. E Dolkum Isa, soprattutto, ha il passaporto tedesco. «Mentre ci recavamo alla conferenza stampa che si sarebbe dovuta tenere in Senato e che martedì è stata spostata in una sede distaccata, nella sala di Santa Maria in Aquiro si è presentato un funzionario della Digos che ha identificato Dolkum Isa e lo ha portato in Questura» ha raccontato Maurizio Turco, membro della presidenza del Partito Radicale. Il controllo sarebbe avvenuto a causa di una segnalazione – di tempo fa – dell’Interpol (che da un anno circa è diretta da Meng Hongwei, un cinese).

Al manifesto Turco ha raccontato che Dolkum Isa è stato tenuto per circa 4 ore in questura, dove gli sono state rilevate le impronte digitali e scattate foto segnaletiche. Un caso piuttosto anomalo considerando il suo status di cittadino europeo a tutti gli effetti. La sua conferenza stampa, inoltre, doveva essere al Senato, ma non pochi hanno tentato di smarcarsi da questo evento, forse per eccesso di zelo per la potenza cinese, sempre più in grado di applicare il proprio «smart power» perfino a distanza. «Si tratta – ha precisato Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato – di un’iniziativa di singoli parlamentari, che contrasta con il rapporto, forte e leale, che esiste tra Italia e Cina, come dimostrano le recenti visite a Pechino delle più alte cariche istituzionali italiane».

 

 

 

 

 

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