La Cambridge University press blocca 300 articoli su ordine della Cina

 

La Cambridge University Press ha bloccato l’accesso ad oltre 300 articoli-studio su ordine delle autorità cinesi. «Si tratta dell’ennesimo esempio di un’istituzione occidentale costretta a cedere alle pressioni del governo cinese e che costituisce un vero a proprio affronto per le gli studiosi e le analisi accademiche». Lo rivela il Financial Times.

Gli articoli ripresi dal China Quarterly, che riprende un range dei più importanti argomenti ritenuti sensibili da Pechino - dal tema dei diritti umani a quelle riguardanti il Tibet e lo Xinjiang - sono state bloccati entro i confini cinesi, come ha dichiarato al quotidiano britannico Tim Pringle, editor presso the University of London’s School of Oriental and African Studies.

«Abbiamo accettato questa richiesta iniziale di rimuovere alcuni precisati articoli al fine di assicurare che il materiale accademico e di studio da noi pubblicato resti disponibile per i ricercatori e insegnanti di questo mercato», ha poi precisato Pringle a Ft.

I sinologi temono però, - come riporta il Financial Times - che la mossa sia parte di un ben maggiore giro di vite per gli studi accademici all’interno e fuori dalla Cina, dal momento che lo stesso presidente Xi Jipping conduce una campagna contro il dissenso che ha come obiettivo gli avvocati, i giornalisti e gli attivisti per i diritti umani.

La stessa Louisa Lim, autrice di un accurato libro sui moti di protesta della Piazza Tienanmen del 1989, ha scritto su Twitter che il comportamento della Cambridge University Press costituisce un «pessimo» esempio di come «il profitto motivi le valutazioni circa la libertà accademica».

James Leibold, professore di Storia Cinese presso La Trobe University di Melbourne, descrive l’autocensura della Cambridge University Press come «un atto vergognoso» e che la stessa sta «così inviando un pessimo messaggio alla Cina» che appare come una «giustificazione per la visione del partito unico su un intero insieme di tematiche sensibili, da quella delle minoranze etniche a quella dei diritti umani».

 

 

 

 

 

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