‘più di 30’ parenti di Rebiya Kadeer in prigione

 

Secondo la leader uigura essi sono in prigione o nei campi di lavoro forzato (rieducazione). Ma la loro sorte è simile a quella di “milioni di famiglie uigure”.  Controlli e arresti in aumento.

 

 Più di 30 parenti della leader uigura Rebiya Kadeer sono in prigione, compresi due suoi figli che erano stati già detenuti per “attività di secessione” e per “evasione di tasse” .

Lo conferma la stessa Kadeer, dicendo che ella non è sicura dei luoghi in cui i suoi parenti sono incarcerati, ma è probabile che essi siano “stati mandati in prigione o nei campi di rieducazione”. Dallo scorso aprile migliaia di uiguri accusati di “estremismo” e di visioni politiche “non corrette” hanno subito la stessa sorte.

A Rfa, la Kadeer ha dichiarato: “Dei miei parenti più stretti - compresi I miei figli e I miei nipoti, almeno 11 persone sono detenute. Ma se include i figli di mio fratello e altri parenti, sono arrestati più di 30”.

 

In ogni modo, la leader uigura ha sottolineato che la sua famiglia è solo una dei “milioni di famiglie uigure… che pagano il prezzo per chiedere i nostri legittimi diritti”.

 

 

 

 

 

3 donne provenienti dai paesi musulmani riceverci premio per i diritti umani

 

Ayaan Hirsi Ali, Irshad Manji e Rebiya Kadeer si sono riuniti Giovedi da diversi angoli del mondo.

Uno di loro è sopravvissuto abuso infantile, la violenza e un matrimonio forzato in Somalia. Un altro riceve minacce di morte frequenti e è stato vittima di un attacco da parte di estremisti musulmani in Indonesia.

E l'altro trascorso sette anni di carcere in Cina.

Su un palcoscenico unico Giovedi a Washington, DC, si guardarono l'un l'altro più volte senza scambiare una sola parola. L'aspetto in comune erano una riaffermazione implicita di ciò che li univa: la lotta per i diritti umani.

Giovedi, su Internazionale dei Diritti Umani, le tre donne sono stati assegnati il ​​Premio Lantos per i diritti umani.

Il premio prende il nome Congresso degli Stati Uniti Tom Lantos, l'unico sopravvissuto all'Olocausto mai eletto al Congresso. Lantos era un sostenitore feroce per i diritti umani, e la sua eredità può essere sentito nelle sale di Capitol Hill, dove il Tom Lantos Human Rights Commission funge ordinariamente da un forum che difende i diritti umani in tutto il mondo.

Dal 2009, la Fondazione Lantos ha assegnato il premio annuale. Negli anni precedenti, si è passati al Dalai Lama e il cinese attivista Chen Guangcheng diritti umani, tra gli altri.

Quest'anno, per la prima volta, tre donne di provenienza musulmana ha ricevuto il premio.

Da bidello al Parlamento

Ayaan Hirsi Ali è nata in Somalia nel 1969. Come una ragazza, ha sopportato le mutilazioni genitali femminili. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, più di 125 milioni di femmine - di solito di età inferiore ai 15 - sono stati sottoposti al processo.

FILE - Ayaan Hirsi Ali

 Foto  Ayaan Hirsi Ali

Più tardi, Hirsi Ali è stata costretta dal padre a sposare un lontano cugino. Fu allora che decise di fuggire in Olanda.

Lì, lei è passato dall'essere un bidello e un traduttore per un membro del Parlamento olandese. Per anni, ha dedicato la sua vita alla lotta per i diritti delle donne. Nessuna religione o la cultura giustifica abusi contro le donne, dice.

"Il fatto che la mia religione, la religione sono cresciuto in - io non sono un musulmano più ma la religione sono cresciuto in - viene utilizzato come strumento per uccidere la gente, a violentare le donne, per diffondere l'antisemitismo, per gettare gay persone provenienti da edifici alti, è imbarazzante, è disgustoso, e mi sento responsabile di uscire e dire qualcosa e fare qualcosa al riguardo nei modi più pacifici ", ha detto Hirsi Ali.

Ma quei mezzi pacifici possono innescare la violenza in altri.

Regista Theo Van Gogh ha lavorato con Hirsi Ali Sottomissione, un film sulla oppressione delle donne musulmane. In 2004, Van Gogh è stato accoltellato a morte in pieno giorno nelle strade di Amsterdam. L'autore, che aveva legami terroristici, ha lasciato un biglietto appuntato sul petto di Van Gogh.

E 'stata una minaccia di morte contro Hirsi Ali.

Ma le minacce di morte, non le hanno impedito di lottare per i diritti delle donne in tutto il mondo.

Rifiuto la segue

Irshad Manji, 46, è nato in Uganda e si è trasferito in Canada quando aveva quattro anni. Lì, è cresciuta in una famiglia violenta. Con il tempo lei era 14, fu espulso dalla scuola islamica di fare troppe domande.

 

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Foto : Irshad Manji
 

Così ha iniziato a studiare l'Islam da sola. Fu allora, dice, che si rese conto che poteva conciliare la sua fede con libertà e dei diritti diversi.

Per anni, è stata una voce importante nella riforma dell'Islam.

Il suo lavoro non è stato ben accolto in molte parti del mondo, e lei riceve tante minacce di morte che le finestre del suo appartamento sono a prova di proiettile. Durante apparizioni pubbliche, gli estremisti musulmani hanno preso d'assalto e ha chiesto la sua esecuzione.

Manji ha detto che ricevere il premio è qualcosa di più di un semplice Islam. Si tratta di tutti gli esseri umani.

"Questo premio rappresenta per me la rara qualità che credo che ogni essere umano ha la capacità di sviluppare, ma la maggior parte di noi non danno a noi stessi il permesso di sviluppare, e che è il coraggio morale - il che significa fare la cosa giusta in faccia delle tue paure ", ha detto Manji.

Imprigionato per 6 anni

Rebiya Kadeer è conosciuta come la "Madre di tutte le uiguri", una popolazione musulmana oppressa nel nord-ovest della Cina.

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Foto - Rebiya Kadeer
 

Kadeer, 69, è venuto dalla povertà. Ora è un imprenditore milionario. Ma, soprattutto, è uno dei volti degli Uiguri, un gruppo che dice che è stato vittima da parte del governo cinese per decenni.

Kadeer ricoperto diversi incarichi nella vita politica cinese prima di essere arrestato in 1999 per passare le pubblicazioni a suo marito, che all'epoca viveva negli Stati Uniti e lavora per Radio Free Asia e Voice of America. Lei è stato accusato di fornire materiali confidenziali di una persona al di fuori del territorio cinese.

Nel 2005, è stata liberata e si trasferì negli Stati Uniti. Lei è ancora un feroce critico delle autorità di Pechino e il loro trattamento di musulmani cinesi.

"La questione uigura non è un problema Uighur", ha detto Kadeer. "E 'un problema del governo cinese. Una situazione generata dalla negazione sistematica di uiguri dei diritti umani e delle libertà fondamentali."

 

 

 

 

 

Laogai Research Foundation Italia-Bruxelles 24/10/2015, dal nostro inviato l’intervista esclusiva a Rebiya Kadeer

 

Si è tenuta a Bruxelles una delle più importanti conferenze mondiali sulla dolorosissima condizione degli uiguri in Cina, ed è in questa occasione che, Rebiya Kadeer, madre dell’East Turkestan e candidata al Nobel per la Pace nel 2006, ci ha concesso di intervistarla.


Organizzato dall’UNPO e dal World Uyghur Congress, il meeting (http://unpo.org/article/18459) di tre giorni ha preso vita nella prestigiosa sede del Parlamento europeo, dove esperti, accademici e attivisti si sono susseguiti nell’illustrare la straziante situazione dello Xinjiang.

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È un clima estremamente partecipativo quello che si è venuto a creare, il clima che si respira quando si avverte l’urgenza di dare voce a chi non ne ha, di dare libertà a un popolo dalla straordinaria cultura, di cambiare le sorti di una terra magnifica e soprattutto di salvare l’inestimabile vita di molti esseri umani.

Quel che è emerso sin da subito è l’agghiacciante escalation repressiva degli ultimi anni e le prospettive future non mostrano una volontà di apertura al dialogo da parte del partito, ne è una chiara prova la totale assenza di suoi rappresentanti a un evento di indubbia portata come questo.

Religione, sinizzazione e colonizzazione.

Ma è sulla libertà di religione che si concentrano gli sforzi del potere rosso, poiché smuove le masse e le coscienze. Non è un caso che gli imam siano spesso sottoposti a veri e propri lavaggi del cervello e siano spinti a diventare servi del partito per orientare il pensiero dei credenti. Come volevasi dimostrare, il problema degli Uiguri è in primis un problema di controllo, non a caso la bandiera del partito viene apposta all’interno delle moschee, luoghi in cui l’ingresso è vietato ai minori di 18 anni, così da stroncare sul nascere la formazione di future generazioni di musulmani e favorire il processo di sinizzazione.
Per aumentarne l’efficacia, ogni tipo di pubblicazione musulmana è stata proibita, così come lo studio del Corano e la maggior parte delle celebrazioni. Se ciò non dovesse essere sufficiente a indurli a desistere, durante il periodo del Ramadan sono i primi ad essere serviti nelle mense delle scuole e delle strutture statali.
Tuttavia è anche sull’aspetto estetico che si riversa l’attenzione repressiva, poiché, simboli come lunghe barbe e discreti veli intorno al volto, rappresentano, agli occhi degli han, una violazione alla pubblica decenza, tanto da interdire l’accesso negli ospedali alle giovani donne che lo indossano.

Il fenomeno della sinizzazione è supportato da una politica di colonizzazione interna, grazie alla quale, secondo il Dr. Rogers, la migrazione degli han nello Xinjiang è aumentata del 430% tra il 1949 e il 2011 e i dati mostrano un costante aumento di tale trend.

Terrorismo e reazioni internazionali

Terrorismo, separatismo ed estremismo. Queste sono le tre piaghe da estirpare secondo il PCC, il quale rende così chiaro come separatismo ed indipendenza siano equiparabili al terrorismo e per i quali vadano applicate le stesse misure straordinarie.
Quest’ultimo è sicuramente il tema che più risveglia l’indignazione degli uiguri, popolo con pacifiche connotazioni storiche e culturalmente contrario alla violenza, ma recentemente accusato dal partito di diversi attentati terroristici avvenuti nell’East Turkestan.
Trattandosi di una popolazione musulmana, la strumentalizzazione è di impatto immediato, con chiare ripercussioni anche sulla credibilità internazionale della minoranza etnica.

Ne deriva che nessuno stato vuole correre il rischio di schierarsi apertamente al loro fianco, ma allo stesso tempo non si assiste a condanne dirette. L’inazione internazionale è da imputarsi anche a un altro fattore decisamente non trascurabile: quello economico.
È fondamentale notare che l’East Turkestan non è soltanto ricchissimo di materie prime, ma rappresenta per la Cina un hub fondamentale per l’approvvigionamento di idrocarburi dall’Asia Centrale e dunque cardine degli interessi del PCC, il quale sta intessendo rapporti diplomatici con tutti i paesi limitrofi, al fine di salvaguardare gli equilibri economici.

Particolare attenzione va riservata all’atteggiamento della Turchia, avendo gli uiguri chiare origini turcofone.
Ciononostante l’atteggiamento mostrato finora da Erdogan è poco incisivo e i suoi cittadini non vengono informati della situazione se non attraverso canali mediatici secondari.

L’uomo chiave: Xi Jinping

Una figura anomala quella di Xi Jinping, l’uomo che ha appena annunciato la fine della politica del figlio unico – favore della two children policy -, che ha ammesso per la prima volta l’esistenza dei laogai approvandone delle modifiche e colui che, contro ogni previsione, ha avviato la lotta contro la corruzione dilagante, soprattutto ai più alti livelli decisionali. Quest’ultimo provvedimento ha scatenato l’ira di moltissimi funzionari, tanto da parlare di probabili colpi di stato contro il presidente, reo di minare una delle basi su cui poggia la stabilità del partito.
Secondo Mr Man – Yan NG, International Society for Human Rights, Xi Jinping è consapevole di rischiare la vita per avviare un cambiamento, ma è un atteggiamento che potrà permettersi solo nel caso in cui l’economia cinese non dovesse crollare drasticamente.

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Ed è proprio su queste ultime tematiche che abbiamo voluto chiedere il parere di Rebiya Kadeer:

LRF Reporter: In questi giorni si è parlato molto dell’approccio politico di Xi Jinping che sembra essere più morbido rispetto ai suoi predecessori, tuttavia la repressione nei confronti degli uiguri è aumentata. Qual è la sua opinione su di lui e cosa crede dovrebbe fare, concretamente, per aiutare la sua gente?

Rebiya Kadeer: L’atteggiamento di Xi Jinping non è morbido, è addirittura peggiore. Il mio obiettivo è di promuovere la causa uigura nel mondo e di diffondere la nostra voce a tutta la comunità e oltre a rivelare qual è il vero atteggiamento di Xi Jinping. Inoltre, Xi Jinping si è recato in America asserendo che avrebbe parlato di diritti umani, ma tutto quel che dice sono solo menzogne. È importante ricordare che i diritti umani non hanno caratteristiche, i diritti umani sono valori universali e tutti dovrebbero poterne godere. … – Quello che cerchiamo di fare è far capire al mondo che Xi Jinping sta mentendo e quali sono le sue reali intenzioni, oltre a diffondere la verità sulla nostra condizione e soprattutto è importante che ciò avvenga in modo pacifico e chiediamo all’intera comunità internazionale di fare pressioni sulla Cina per migliorare la situazione. – … Credo inoltre, che abbiamo la responsabilità di dire al mondo dei burocrati di non cedere agli interessi economici a scapito dei diritti umani, non devono cadere in questa trappola. E soprattutto, è importante che tutti capiscano che gli uiguri non sono terroristi e stiamo cercando di lottare per la libertà e l’autonomia. Questa etichetta è solo frutto della politica cinese e credo che tutto il mondo lo sappia.

LRF Reporter: Sappiamo che la maggior parte delle nazioni e delle istituzioni internazionali non si stanno schierando per molte ragioni, tuttavia, come leader, pensa che loro stiano evitando un dovere morale, in particolare per quanto riguarda la Turchia?

Rebiya Kadeer: Ogni paese ha i suoi problemi interni, io lo rispetto e lo comprendo, ma parlando del governo Turco auspichiamo che riescano a fare di più e soprattutto che riescano a porre in essere una legislazione sugli uiguri e vere e proprie politiche interne che supportino la nostra causa, perché questo è un dovere a cui la Turchia non può sottrarsi, perché i turchi sono uiguri e gli uiguri sono turchi. Questo al fine di raggiungere la pace e la libertà e la Turchia deve pagare il suo prezzo e fare la sua parte perché non ci sarà pace per i turchi finché non ci sarà pace per gli uiguri. Noi uiguri continueremo a combattere e molti turchi saranno al nostro fianco. Insieme.

La nostra intervista è avvenuta sabato, giorno di chiusura della conferenza, ed il 28 ottobre, Xi Jinping ha annunciato la cessazione della politica del figlio unico, mentre Rebiya Kadeer ha ricevuto il premio Lantos.

Consci che l’apertura del Segretario generale sia dovuta soltanto a un bisogno di sopperire ai gravissimi problemi demografici  ed economici, cui la Cina versa, siamo altrettanto convinti, al termine di questo meeting, che il partito si apra ai diritti umani solo se questo rappresenta un vantaggio economico. Per tale motivo, è ovvio che l’unica soluzione percorribile sia quella di instaurare un dialogo pacifico, che apporti un miglioramento anche per gli han.

Laogai Research Foundation Italia ONLUS,30/10/2015

 

 

 

 

 

L’Associazione Americana degli Uiguri commemora i dieci anni della liberazione di Rebiya Kadeer

 

Dieci anni sono trascorsi da quando, il 17 marzo 2005, in piena notte, Rebiya Kadeer fu svegliata dalle guardie nella famosa prigione di Liudaowan. Una vittoria che tutt’oggi rimane un pilastro nella storia del Turkestan Orientale e dei diritti umani in Cina.

L’Associazione Americana degli Uiguri è dunque molto felice di commemorare una giornata così importante e coglie l’occasione per ringraziare il governo americano per l’instancabile impegno mostrato per garantirle la liberazione.

La signora Kadeer ha ricoperto la carica di presidente dell’Associazione Americana Uigura (UAA) dal 2006 al 2011 ed è il presidente del Congresso Mondiale Uiguro. Dopo il suo rilascio ha fondato l’International Uyghur Human Rights and Democracy Foundation e ha viaggiato in tutto il mondo per far luce sulla questione nello Xinjiang.

 Il presidente delle UAA, Alim Seytoff, descrive l’Uigura come il simbolo della repressione pacifica del suo popolo contro il pugno di ferro cinese ed elogia la forza e il coraggio da lei mostrato anche quando il gigante rosso ha attuato pesanti ritorsioni sulla sua famiglia, senza tuttavia dissuasa dall’intento di informare il mondo sulla condizione in cui versa la minoranza. Seytoff prosegue dicendo: “Sebbene noi possiamo commemorare i dieci anni di libertà della signora Kadeer, gli uiguri, in Cina, vivono tuttora un’esperienza terribile per quanto concerne i diritti umani”.

Inoltre, la nuova legge antiterrorismo, essendo poco chiara, getta fango sulla popolazione dello Xinjiang e tenta di legittimare al mondo l’operato cinese nella zona. Pertanto Seytoff invita a guardare con scetticismo tali provvedimenti e a focalizzare l’attenzione sulle violazioni dei diritti di base che stanno attuando.

 Gli uiguri sono continuamente arrestati per le loro manifestazioni pacifiche, non è un caso che Ilham Tohti e Gulmire Imin, rispettivamente un professore e un webmaster, sono stati imprigionati per aver esercitato la loro libertà di parola. A loro si aggiungono Akbar Imin, l’autore Nurmunhammet Yasin, che ha mostrato le evidenti restrizioni legate alla libertà artistica e Abdukiram Abduweli e Alimjan Yimit per quanto riguarda la libertà di religione.

 La storia di Rebiya Kadeer ha molto da farci riflettere, perché solo pochi al mondo possono vantare tanta tenacia, forza d’animo e dedizione alla causa.

Finché ci sarà chi, come lei, continuerà a dar voce ad un popolo che vive in condizioni disumane, si potrà sognare un futuro dignitoso per loro e per la Cina e per questo è fondamentale che le associazioni continuino a dar loro speranza per farli rialzare ancora una volta, come Rebiya ha insegnato

 Breve biografia di Rebiya Kadeer

Rebiya Kadeer non è solo la madre di undici figli, è anche una leader per i diritti umani e un’incredibile donna d’affari. Partendo da una situazione di grave disagio economico, ha avviato un business multimilionario che le ha permesso di aiutare moltissimi uiguri, in particolare le donne della città di Urumqi, creando nel dicembre 1997 il “Thousand Mother’s Movement” per agevolare l’avvio delle loro attività.

La signora Kadeer ha ricoperto il ruolo di delegata sia presso il Congresso Nazionale del Popolo, che per la Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese e nel 1995 anche per La Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne, organizzata dalle Nazioni Unite.

 Da sempre vista come modello di successo e filantropia uiguro, l’atteggiamento del partito riguardo la leader è cambiato quando, nel marzo 1997, durante una sessione dell’Assemblea Nazionale del Popolo, la Kadeer ha criticato l’operato del governo cinese. Nel suo discorso ha chiesto al partito di onorare l’autonomia conferita al popolo uiguro e di rispettare i loro diritti umani. Poco dopo Rebiya è stata spogliata di tutte le sue cariche istituzionali e le è stato applicato il divieto di viaggiare all’estero.

 Nel 1999 è stata arrestata nel tentativo di incontrare la delegazione del Congresso americano, che era in visita nel Turkestan orientale per indagare sulla situazione dei diritti umani.

È stata condannata a otto anni nel marzo 2000 a seguito di un processo segreto e costretta a trascorrere due anni in isolamento. Ha anche assistito a brutali abusi e torture inferte ai suoi connazionali detenuti.

 Il caso della leader uigura ha avuto una grande eco mondiale grazie all’attenzione dedicatale da Amnesty International e da Human Rights Watch. Purtroppo il suo rilascio, ufficialmente giustificato da motivi medici, è avvenuto solo il 17 marzo 2015, tre giorni prima della visita ufficiale del Segretario di Stato Condoleezza Rice. Subito dopo, il governo americano le ha concesso lo status di rifugiata politica, mentre la Cina, come ritorsione per quanto dovuto accettare, ha intensificato la persecuzione dei figli e dei familiari della donna.

 Sin dal suo arrivo negli Stati Uniti, Rebiya ha intrapreso una strenua lotta per i diritti del suo popolo, tanto da essere candidata al Premio Nobel per la Pace. Nel settembre 2005 ha fondato a Washington l’International Uyghur Human Rights and Democracy Foundation al fine di promuovere i diritti umani per le donne e i bambini uiguri nel Turkestan Orientale. Nel 2006 è stata eletta presidente della Associazione Americana degli Uiguri e nel novembre dello stesso anno anche presidente del Congresso Mondiale degli Uiguri, che rappresenta gli interessi collettivi della diaspora uigura nel Turkestan e nel mondo.

 

 

 

 


Intervista: la Cina rifugge dal nucleo del problema nello XinIntervista: la Cina rifugge dal nucleo del problema nello Xinjiang

 

La Regione Nord-occidentale della Cina, lo Xinjiang, è stata scossa dalla peggior violenza negli ultimi anni giovedi, quando le esplosioni hanno colpito un mercato di mattina nella capitale regionale Urumqi, uccidendo 31 persone e ferendone 90.

Le autorità hanno intensificato le misure di sicurezza nello Xinjiang in seguito alla violenza, che è venuto su scia di un attacco con bombe e coltelli ad una stazione di Urumqi mese scorso. Rebiya Kadeer, presidente del Congresso mondiale in esilio degli uiguri, ha parlato a RFA circa l’incidente e le tensioni in corso nella regione.

 

D: Qual è la risposta del Congresso mondiale degli uiguri riguardo l’attacco al mercato di Urumqi?

A: Non importa dove accadono, sanguinosi episodi di violenza non sono qualcosa che il World Uyghur Congress vorrebbe vedere. Pertanto, esprimiamo la nostra solidarietà verso tutti coloro che sono stati uccisi e feriti in questo incidente. Ciò che ci fa rammarica è che questi incidenti erano totalmente prevenibili ed evitabili. Ma invece, le politiche [da parte del governo cinese] che hanno incoraggiato e le accresciute tensioni nella regione sono stati moltiplicate ogni anno e ogni mese.

Crediamo che il governo cinese, che non è riuscito a trarre lezioni dagli incidenti passati, si sia rifiutato di esaminare le cause principali dei problemi, e stia facendo una serie di errori, sia l’unico responsabile per tutti questi tipi di incidenti che stanno accadendo nel Turkestan orientale [Xinjiang]. Inoltre, chiediamo al governo cinese di assumersi la piena responsabilità per i morti e feriti.

D: Dalla Cina si chiede di mantenere la stabilità nella regione e prevenire che questo tipo di incidenti si ripeta , possiamo vedere che il governo cinese sta facendo i massimi sforzi per prevenire ulteriore violenza . Tuttavia , non riesce ancora ad evitare tali incidenti . Perché è così?

A : La ragione è che essi sono distanti dalla causa principale del problema . La causa principale del problema è abbastanza semplice : il governo … sta sacrificando interessi di un gruppo etnico in nome degli interessi di un altro gruppo etnico , sopprimendo un gruppo e favorendo l’altro , e non ascolta le istanze dei gruppi vittime , lasciandoli senza canali legali per farsi sentire . In questo tipo di situazione , indipendentemente dalla religione, indipendentemente dall’origine nazionale o razziale o culturale , le loro espressioni delle loro rimostranze prenderanno forma in modo non convenzionale , quindi non si può dire che non ci sarebbero persone che potrebbero propendere per mezzi di violenza .

Non credo che la leadership cinese sia troppo ignorante per vedere questo aspetto del problema . L’errore principale che il governo cinese sta facendo è che è troppo sicuro della sua forza . Utilizzando la sua potenza economica , la Cina vuole mettere a tacere la critica dei paesi occidentali e usando la sua forza militare , vuole trattare con i suoi vicini su questioni di dispute territoriali e le tensioni etniche sul proprio .

Pertanto , invito il governo cinese a riconoscere questi errori e capire che l’uso della forza militare da sola non è la soluzione ai problemi etnici e politici .

Q : La Cina giustifica le sue politiche nella regione dicendo che fanno progredire gli interessi dello Stato e del popolo cinese nella regione. Qual è la sua opinione su questo ?

A : Il governo cinese dice che le azioni [ in nome degli interessi del Paese ] non sono solo per gli interessi del popolo Han . Come tutti sappiamo , il governo cinese non è venuto al potere attraverso elezioni democratiche . Il loro potere non è legale secondo le norme politiche del mondo . Così il governo comunista cinese sta conducendo il suo popolo verso il nazionalismo Han per nascondere i suoi difetti e ingannare il popolo Han . Il popolo cinese non dovrebbe cadere in questa trappola .

I cinesi hanno bisogno di prosperità economica , ma soprattutto , hanno bisogno di sicurezza e dignità umana . Passare alle generazioni future una società piena di odio e di vendetta danneggia il popolo cinese Han , e la pace nel mondo in generale .
Se consideriamo i recenti avvenimenti , sia nella repressione sanguinosa da parte di soggetti statali o le esplosioni di violenza contro di esso , alla fine, coloro che stanno male son per la maggior parte persone comuni , sia cinesi che uiguri . Allo stesso tempo , i vincitori sono funzionari di partito che guadagnano da esso per sostenere i propri guadagni economici.

D: Cosa pensa che le autorità cinesi nella regione dovrebbero fare per calmare le attuali tensioni nella regione?

R: Naturalmente, ci sono molti, molti passi che il governo cinese dovrebbe adottare al fine di correggere la situazione attuale , ma questo non è il momento di discuterne adesso .

Alla luce dell’urgenza della questione , prima di tutto vorrei suggerire che il governo cinese smettesse di usare la retorica infiammatoria che aumenta l’odio etnico . Inoltre , il governo non dovrebbe utilizzare metodi di punizione collettiva imposte sulle famiglie , parenti e talvolta vicini e amici per le azioni di un singolo individuo .

Tutte le informazioni che giustificano la brutalità dello Stato non faranno che aumentare l’attrito etnico ancora di più e porterà a episodi più sanguinosi in futuro . La detenzione e le procedure giudiziarie per quegli individui responsabili devono essere riportati apertamente nei media . Allo stesso tempo , i giudici penali dovrebbero sostenere e mettere in pratica le norme accettate a livello internazionale . Vale a dire che , quando lo Stato cinese adotterà misure idonee a una nazione governata dalla legge, le tensioni potrebbero essere raffreddato un po ‘.

D: Alcuni paesi, tra cui il governo degli Stati Uniti hanno condannato l’ incidente ad Urumqi come il terrorismo. Qual è la sua opinione su questo?

A: Io consiglierei che i governi usassero cautela nell’interpretare le informazioni provenienti dalla Cina, dove è limitata l’ indipendenza dei media, e indaghino sulla causa principale degli incidenti.

Esorto gli Stati a studiare e commentare non solo gli incidenti che sono apertamente segnalati dai media statali, ma anche le tragedie che il governo sta nascondendo e coprendo pure.

Chiedo alle nazioni di tutto il mondo di schierarsi con gli oppressi, non l’oppressore. Esprimere semplicemente cordoglio per le vittime e condannare gli aggressori è inadeguato. L’approccio migliore ad esso è quello di aiutare a risolvere la causa principale del problema. Ancora più importante, sollecitare il governo cinese, invece di basarsi sulla sua forza militare nel risolvere le sue questioni etniche e politiche nazionali, a basarsi sul diritto e la giustizia.

Traduzione di Fabrizio Perini, Laogai Research Foundation

Radio Free Asia,23/05/2014

 

 

 

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