L’Associazione Americana degli Uiguri commemora i dieci anni della liberazione di Rebiya Kadeer

 

Dieci anni sono trascorsi da quando, il 17 marzo 2005, in piena notte, Rebiya Kadeer fu svegliata dalle guardie nella famosa prigione di Liudaowan. Una vittoria che tutt’oggi rimane un pilastro nella storia del Turkestan Orientale e dei diritti umani in Cina.

L’Associazione Americana degli Uiguri è dunque molto felice di commemorare una giornata così importante e coglie l’occasione per ringraziare il governo americano per l’instancabile impegno mostrato per garantirle la liberazione.

La signora Kadeer ha ricoperto la carica di presidente dell’Associazione Americana Uigura (UAA) dal 2006 al 2011 ed è il presidente del Congresso Mondiale Uiguro. Dopo il suo rilascio ha fondato l’International Uyghur Human Rights and Democracy Foundation e ha viaggiato in tutto il mondo per far luce sulla questione nello Xinjiang.

 Il presidente delle UAA, Alim Seytoff, descrive l’Uigura come il simbolo della repressione pacifica del suo popolo contro il pugno di ferro cinese ed elogia la forza e il coraggio da lei mostrato anche quando il gigante rosso ha attuato pesanti ritorsioni sulla sua famiglia, senza tuttavia dissuasa dall’intento di informare il mondo sulla condizione in cui versa la minoranza. Seytoff prosegue dicendo: “Sebbene noi possiamo commemorare i dieci anni di libertà della signora Kadeer, gli uiguri, in Cina, vivono tuttora un’esperienza terribile per quanto concerne i diritti umani”.

Inoltre, la nuova legge antiterrorismo, essendo poco chiara, getta fango sulla popolazione dello Xinjiang e tenta di legittimare al mondo l’operato cinese nella zona. Pertanto Seytoff invita a guardare con scetticismo tali provvedimenti e a focalizzare l’attenzione sulle violazioni dei diritti di base che stanno attuando.

 Gli uiguri sono continuamente arrestati per le loro manifestazioni pacifiche, non è un caso che Ilham Tohti e Gulmire Imin, rispettivamente un professore e un webmaster, sono stati imprigionati per aver esercitato la loro libertà di parola. A loro si aggiungono Akbar Imin, l’autore Nurmunhammet Yasin, che ha mostrato le evidenti restrizioni legate alla libertà artistica e Abdukiram Abduweli e Alimjan Yimit per quanto riguarda la libertà di religione.

 La storia di Rebiya Kadeer ha molto da farci riflettere, perché solo pochi al mondo possono vantare tanta tenacia, forza d’animo e dedizione alla causa.

Finché ci sarà chi, come lei, continuerà a dar voce ad un popolo che vive in condizioni disumane, si potrà sognare un futuro dignitoso per loro e per la Cina e per questo è fondamentale che le associazioni continuino a dar loro speranza per farli rialzare ancora una volta, come Rebiya ha insegnato

 Breve biografia di Rebiya Kadeer

Rebiya Kadeer non è solo la madre di undici figli, è anche una leader per i diritti umani e un’incredibile donna d’affari. Partendo da una situazione di grave disagio economico, ha avviato un business multimilionario che le ha permesso di aiutare moltissimi uiguri, in particolare le donne della città di Urumqi, creando nel dicembre 1997 il “Thousand Mother’s Movement” per agevolare l’avvio delle loro attività.

La signora Kadeer ha ricoperto il ruolo di delegata sia presso il Congresso Nazionale del Popolo, che per la Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese e nel 1995 anche per La Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne, organizzata dalle Nazioni Unite.

 Da sempre vista come modello di successo e filantropia uiguro, l’atteggiamento del partito riguardo la leader è cambiato quando, nel marzo 1997, durante una sessione dell’Assemblea Nazionale del Popolo, la Kadeer ha criticato l’operato del governo cinese. Nel suo discorso ha chiesto al partito di onorare l’autonomia conferita al popolo uiguro e di rispettare i loro diritti umani. Poco dopo Rebiya è stata spogliata di tutte le sue cariche istituzionali e le è stato applicato il divieto di viaggiare all’estero.

 Nel 1999 è stata arrestata nel tentativo di incontrare la delegazione del Congresso americano, che era in visita nel Turkestan orientale per indagare sulla situazione dei diritti umani.

È stata condannata a otto anni nel marzo 2000 a seguito di un processo segreto e costretta a trascorrere due anni in isolamento. Ha anche assistito a brutali abusi e torture inferte ai suoi connazionali detenuti.

 Il caso della leader uigura ha avuto una grande eco mondiale grazie all’attenzione dedicatale da Amnesty International e da Human Rights Watch. Purtroppo il suo rilascio, ufficialmente giustificato da motivi medici, è avvenuto solo il 17 marzo 2015, tre giorni prima della visita ufficiale del Segretario di Stato Condoleezza Rice. Subito dopo, il governo americano le ha concesso lo status di rifugiata politica, mentre la Cina, come ritorsione per quanto dovuto accettare, ha intensificato la persecuzione dei figli e dei familiari della donna.

 Sin dal suo arrivo negli Stati Uniti, Rebiya ha intrapreso una strenua lotta per i diritti del suo popolo, tanto da essere candidata al Premio Nobel per la Pace. Nel settembre 2005 ha fondato a Washington l’International Uyghur Human Rights and Democracy Foundation al fine di promuovere i diritti umani per le donne e i bambini uiguri nel Turkestan Orientale. Nel 2006 è stata eletta presidente della Associazione Americana degli Uiguri e nel novembre dello stesso anno anche presidente del Congresso Mondiale degli Uiguri, che rappresenta gli interessi collettivi della diaspora uigura nel Turkestan e nel mondo.

 

 

 

 


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