Laogai Research Foundation Italia-Bruxelles 24/10/2015, dal nostro inviato l’intervista esclusiva a Rebiya Kadeer

 

Si è tenuta a Bruxelles una delle più importanti conferenze mondiali sulla dolorosissima condizione degli uiguri in Cina, ed è in questa occasione che, Rebiya Kadeer, madre dell’East Turkestan e candidata al Nobel per la Pace nel 2006, ci ha concesso di intervistarla.


Organizzato dall’UNPO e dal World Uyghur Congress, il meeting (http://unpo.org/article/18459) di tre giorni ha preso vita nella prestigiosa sede del Parlamento europeo, dove esperti, accademici e attivisti si sono susseguiti nell’illustrare la straziante situazione dello Xinjiang.

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È un clima estremamente partecipativo quello che si è venuto a creare, il clima che si respira quando si avverte l’urgenza di dare voce a chi non ne ha, di dare libertà a un popolo dalla straordinaria cultura, di cambiare le sorti di una terra magnifica e soprattutto di salvare l’inestimabile vita di molti esseri umani.

Quel che è emerso sin da subito è l’agghiacciante escalation repressiva degli ultimi anni e le prospettive future non mostrano una volontà di apertura al dialogo da parte del partito, ne è una chiara prova la totale assenza di suoi rappresentanti a un evento di indubbia portata come questo.

Religione, sinizzazione e colonizzazione.

Ma è sulla libertà di religione che si concentrano gli sforzi del potere rosso, poiché smuove le masse e le coscienze. Non è un caso che gli imam siano spesso sottoposti a veri e propri lavaggi del cervello e siano spinti a diventare servi del partito per orientare il pensiero dei credenti. Come volevasi dimostrare, il problema degli Uiguri è in primis un problema di controllo, non a caso la bandiera del partito viene apposta all’interno delle moschee, luoghi in cui l’ingresso è vietato ai minori di 18 anni, così da stroncare sul nascere la formazione di future generazioni di musulmani e favorire il processo di sinizzazione.
Per aumentarne l’efficacia, ogni tipo di pubblicazione musulmana è stata proibita, così come lo studio del Corano e la maggior parte delle celebrazioni. Se ciò non dovesse essere sufficiente a indurli a desistere, durante il periodo del Ramadan sono i primi ad essere serviti nelle mense delle scuole e delle strutture statali.
Tuttavia è anche sull’aspetto estetico che si riversa l’attenzione repressiva, poiché, simboli come lunghe barbe e discreti veli intorno al volto, rappresentano, agli occhi degli han, una violazione alla pubblica decenza, tanto da interdire l’accesso negli ospedali alle giovani donne che lo indossano.

Il fenomeno della sinizzazione è supportato da una politica di colonizzazione interna, grazie alla quale, secondo il Dr. Rogers, la migrazione degli han nello Xinjiang è aumentata del 430% tra il 1949 e il 2011 e i dati mostrano un costante aumento di tale trend.

Terrorismo e reazioni internazionali

Terrorismo, separatismo ed estremismo. Queste sono le tre piaghe da estirpare secondo il PCC, il quale rende così chiaro come separatismo ed indipendenza siano equiparabili al terrorismo e per i quali vadano applicate le stesse misure straordinarie.
Quest’ultimo è sicuramente il tema che più risveglia l’indignazione degli uiguri, popolo con pacifiche connotazioni storiche e culturalmente contrario alla violenza, ma recentemente accusato dal partito di diversi attentati terroristici avvenuti nell’East Turkestan.
Trattandosi di una popolazione musulmana, la strumentalizzazione è di impatto immediato, con chiare ripercussioni anche sulla credibilità internazionale della minoranza etnica.

Ne deriva che nessuno stato vuole correre il rischio di schierarsi apertamente al loro fianco, ma allo stesso tempo non si assiste a condanne dirette. L’inazione internazionale è da imputarsi anche a un altro fattore decisamente non trascurabile: quello economico.
È fondamentale notare che l’East Turkestan non è soltanto ricchissimo di materie prime, ma rappresenta per la Cina un hub fondamentale per l’approvvigionamento di idrocarburi dall’Asia Centrale e dunque cardine degli interessi del PCC, il quale sta intessendo rapporti diplomatici con tutti i paesi limitrofi, al fine di salvaguardare gli equilibri economici.

Particolare attenzione va riservata all’atteggiamento della Turchia, avendo gli uiguri chiare origini turcofone.
Ciononostante l’atteggiamento mostrato finora da Erdogan è poco incisivo e i suoi cittadini non vengono informati della situazione se non attraverso canali mediatici secondari.

L’uomo chiave: Xi Jinping

Una figura anomala quella di Xi Jinping, l’uomo che ha appena annunciato la fine della politica del figlio unico – favore della two children policy -, che ha ammesso per la prima volta l’esistenza dei laogai approvandone delle modifiche e colui che, contro ogni previsione, ha avviato la lotta contro la corruzione dilagante, soprattutto ai più alti livelli decisionali. Quest’ultimo provvedimento ha scatenato l’ira di moltissimi funzionari, tanto da parlare di probabili colpi di stato contro il presidente, reo di minare una delle basi su cui poggia la stabilità del partito.
Secondo Mr Man – Yan NG, International Society for Human Rights, Xi Jinping è consapevole di rischiare la vita per avviare un cambiamento, ma è un atteggiamento che potrà permettersi solo nel caso in cui l’economia cinese non dovesse crollare drasticamente.

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Ed è proprio su queste ultime tematiche che abbiamo voluto chiedere il parere di Rebiya Kadeer:

LRF Reporter: In questi giorni si è parlato molto dell’approccio politico di Xi Jinping che sembra essere più morbido rispetto ai suoi predecessori, tuttavia la repressione nei confronti degli uiguri è aumentata. Qual è la sua opinione su di lui e cosa crede dovrebbe fare, concretamente, per aiutare la sua gente?

Rebiya Kadeer: L’atteggiamento di Xi Jinping non è morbido, è addirittura peggiore. Il mio obiettivo è di promuovere la causa uigura nel mondo e di diffondere la nostra voce a tutta la comunità e oltre a rivelare qual è il vero atteggiamento di Xi Jinping. Inoltre, Xi Jinping si è recato in America asserendo che avrebbe parlato di diritti umani, ma tutto quel che dice sono solo menzogne. È importante ricordare che i diritti umani non hanno caratteristiche, i diritti umani sono valori universali e tutti dovrebbero poterne godere. … – Quello che cerchiamo di fare è far capire al mondo che Xi Jinping sta mentendo e quali sono le sue reali intenzioni, oltre a diffondere la verità sulla nostra condizione e soprattutto è importante che ciò avvenga in modo pacifico e chiediamo all’intera comunità internazionale di fare pressioni sulla Cina per migliorare la situazione. – … Credo inoltre, che abbiamo la responsabilità di dire al mondo dei burocrati di non cedere agli interessi economici a scapito dei diritti umani, non devono cadere in questa trappola. E soprattutto, è importante che tutti capiscano che gli uiguri non sono terroristi e stiamo cercando di lottare per la libertà e l’autonomia. Questa etichetta è solo frutto della politica cinese e credo che tutto il mondo lo sappia.

LRF Reporter: Sappiamo che la maggior parte delle nazioni e delle istituzioni internazionali non si stanno schierando per molte ragioni, tuttavia, come leader, pensa che loro stiano evitando un dovere morale, in particolare per quanto riguarda la Turchia?

Rebiya Kadeer: Ogni paese ha i suoi problemi interni, io lo rispetto e lo comprendo, ma parlando del governo Turco auspichiamo che riescano a fare di più e soprattutto che riescano a porre in essere una legislazione sugli uiguri e vere e proprie politiche interne che supportino la nostra causa, perché questo è un dovere a cui la Turchia non può sottrarsi, perché i turchi sono uiguri e gli uiguri sono turchi. Questo al fine di raggiungere la pace e la libertà e la Turchia deve pagare il suo prezzo e fare la sua parte perché non ci sarà pace per i turchi finché non ci sarà pace per gli uiguri. Noi uiguri continueremo a combattere e molti turchi saranno al nostro fianco. Insieme.

La nostra intervista è avvenuta sabato, giorno di chiusura della conferenza, ed il 28 ottobre, Xi Jinping ha annunciato la cessazione della politica del figlio unico, mentre Rebiya Kadeer ha ricevuto il premio Lantos.

Consci che l’apertura del Segretario generale sia dovuta soltanto a un bisogno di sopperire ai gravissimi problemi demografici  ed economici, cui la Cina versa, siamo altrettanto convinti, al termine di questo meeting, che il partito si apra ai diritti umani solo se questo rappresenta un vantaggio economico. Per tale motivo, è ovvio che l’unica soluzione percorribile sia quella di instaurare un dialogo pacifico, che apporti un miglioramento anche per gli han.

Laogai Research Foundation Italia ONLUS,30/10/2015

 

 

 

 

 

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