Pechino pronta a rappresaglie in caso di sanzioni per le incarcerazioni degli uiguri

 

Pechino è pronta ad assumere rappresaglie “proporzionate”, nel caso gli Stati Uniti decidessero di sanzionare la Cina per le violazioni dei diritti umani contestate a quel paese nello Xinjiang. Lo ha dichiarato ieri l’ambasciatore cinese negli Usa, Cui Tiankai, che ha paragonato le politiche di sorveglianza e detenzione di massa ai danni della minoranza uigura alla lotta degli Usa contro i terroristi dello Stato islamico. Secondo l’ambasciatore, le misure di contrasto al terrorismo adottate dai due paesi vengono valutate sulla base di “un doppio standard”: “Potreste immaginare che ufficiali statunitensi incaricati della guerra allo Stato islamico siano sottoposti a sanzioni?”, ha chiesto l’ambasciatore cinese, che non ha fornito dettagli in merito alle possibili rappresaglie di Pechino. Le dichiarazioni dell’ambasciatore Cui seguono la conferenza stampa di una donna uigura, Mihrigul Tursun. La donna 29enne ha dichiarato lunedì di fronte alla stampa Usa di essere stata torturata presso uno dei campi di detenzione cinesi, e di aver assistito mentre era agli arresti alla morte di suo figlio di quattro mesi e di altre nove donne. Gli Usa potrebbero imporre sanzioni alla Cina sulla base del Global Magnitsky Act.

 

 

 

 

 

 

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