Altro che no tav! No alla via della seta! L’accordo con la Cina che l’Italia non deve firmare

 

Forse è il caso di aprire gli occhi e smetterla di considerare opportunità le offerte che arrivano da Pechino. La Nuova Via della Seta (Belt and Road) sarà il capolavoro economico e politico di Xi Jinping ed allo stesso tempo la trappola per il nostro definitivo ed irreversibile declino.

Come la globalizzazione, con le sue folli regole asimmetriche, ha decretato l’ascesa dell’economia cinese ed il declino della nostra, la Nuova via della Seta sarà la concretizzazione del grande progetto cinese per la definitiva invasione commerciale dell’Europa. Consentirà a Pechino di ampliare la propria egemonia geopolitica. Vedremo arrivere sempre piu’ container carichi di “made in China” che torneranno verso oriente, come sempre, semi vuoti.

Abbiamo difficoltà a capire che l’economia, il lavoro, la società, le regole, la nostra vita, stanno rapidamente cambiando. Non ci rendiamo conto che questo è solo l’inizio e nulla sarà mai piu’ come prima.  La Cina sta già generando un tremendo impatto sugli equilibri mondiali per colpa di chi non ha saputo governare il cambiamento, dimostrandosi del tutto incapace di difendere anche i nostri interessi. Al contrario i leader cinesi, molto piu’ abili dei nostri,  hanno sapientemente sfruttato le opportunità che gli abbiamo concesso. Da tempo la ricchezza si sta spostando verso Oriente. Chi ci raccontava che avremmo avuto a disposizione un enorme mercato di 1,3 miliardi di persone ci ha ingannato. Quello cinese continua ad essere un mercato quasi del tutto protetto e quindi difficilmente accessibile. Constatare che l’export italiano verso Pechino è fermo a meno di 15 miliardi di euro all’anno non puo’ che suscitare frustrazione e rabbia a chiunque abbia un po’ di amor patrio.

La preda è pronta a cadere nella trappola. Con la Nuova Via della Seta si concretizzerà il progetto di Xi Jinping. Il sogno cinese sarà il nostro incubo.

Il 22 e il 23 marzo Xi Jinping sarà in visita ufficiale a Roma.

 

FonteCorriere della Sera Economia 

 

 

 

 

 

Share
Power by: Arslan Rahman