Intervista: la Cina sta cercando di distruggere la cultura Uigura. Noi stiamo cercando di salvarla.

 

Bahram Sintash nato nello Xinjiang, Cina, vive negli stati uniti. A gennaio, ha fondato uyghurism.com per preservare le copie digitali della popolare rivista uigura, Civilta’ dello Xinjiang.

Bahram Sintash con suo padre Qurban Mamut

 

Dopo che mio padre, Qurban Mamut, è stato deportato dalle autorità cinesi in un campo di indottrinamento circa un anno fa, mi ricordo di aver pensato con profonda tristezza alle sue parole: “sei nato in un epoca fortunata”.

Mio padre, un famoso intellettuale e ex redattore capo del giornale Civiltà Uigura controllato dal partito comunista dello xinjiang, così diceva paragonando la sua giovinezza all’epoca della rivoluzione culturale alla mia durante le aperture di Deng.

Io sono nato nel 1982, pochi giorni dopo che la costituzione cinese è stata modificata introducendo qualche novità positiva sui diritti fondamentali dei cittadini. Ciò rifletteva la determinazione di Deng Xiaoping ‘di porre le basi per una coesa stabilità interna e una dare una spinta alla modernizzazione del paese. Come risultato, sono cresciuto in una epoca di rinascimento culturale per la civiltà uigura e di colpo venimmo sopraffatti da un ondata di romanzi, libri di storia, diari, arte, musica, film e programmi televisivi. Per la prima volta dopo molti anni tornammo a studiare la lingua uigura nella scuola, dall’asilo all’università.

“Siete una generazione fortunata”. Spero che quello che è successo a noi non succederà di nuovo” mio padre aveva detto mostrandomi le cicatrici sulla schiena della tortura aveva sopportato per aver sostenuto il rivoluzionario cinese Liu Shaoqi. Le guardie rosse catturarono mio padre nel 1967. Durante la sua prigionia, lo hanno appeso per i polsi e l’hanno frustato.

Mio padre e il suo sogno di una repressione che non succederà mai più, fu di breve durata. Nel 1996, la Cina ha lanciato la prima di una serie di campagne apparentemente con l’obiettivo di combattere il separatismo e le attività religiose illegali.”

La massiccia presenza della polizia divenne una costante nello Xinjiang, dove vive la maggior parte degli uiguri.

Dopo gli attacchi dell ’11/9, il termine “terrorismo” è sempre più utilizzato per giustificare in Xinjiang la forte presenza della polizia.

In pochi anni tutti i diritti costituzionali sono stati eliminati, tra il 2012 2 il 2017 il governo infatti ha di nuovo vietato l’utilizzo della lingua uigura nelle aule scolastiche e imposto severe restrizioni religiose che hanno reso illegale la pratica dell’islam.

Negli ultimi anni, la Cina ha anche arrestato più di 1 milione di uiguri internandoli in moderni campi di concentramento. Mio padre, insieme a quasi tutti gli intellettuali che hanno contribuito a plasmare la mia generazione instillandoci l’amore e la conoscenza per la cultura uigura, sono state le sue ultime vittime.

Mio padre aveva sempre rigato dritto, seguendo esattamente la linea del partito, sapendo quali parole e frasi fossero off – limits, e sapeva che il governo non voleva citazioni che facessero riferimento all’indipendenza degli uiguri o al separatismo.

Durante la sua carica come capo redattore della rivista Civiltà dello Xinjian, ha cercato di insegnare agli uiguri la nostra storia e di tenere viva la ricca cultura per le future generazioni.

Questa rivista era del partito comunista, ovvero il governo ha sempre approvato e firmato tutto. Ciononostante mio padre fu arrestato per il suo ruolo di capo redattore, e fu accusato di diffondere un’ideologia che il governo non approvava.

Il governo cinese sta procedendo a purgare intellettuali uiguri, che erano stati nominati dal partito per ricoprire importanti cariche pubbliche e che erano stati in carica per tre o quattro decenni, accusandoli di essere “bifronti” e di promuovere il separatismo. Negli ultimi anni, l’ex direttore del dipartimento di istruzione della regione autonoma dello Xinjiang, l’ex rettore dell’università e molti professori e studiosi dello Xianjiang, sono stati arrestati con queste accuse.

In settembre, Radio Free Asia ha riferito che Halmurat Ghopur, ex presidente dell’Ospedale dello Xinjian, è stato condannato a morte con pena sospesa per due anni.

E’ evidente che la Cina ha l’obiettivo di annientare la nostra identità. Ma se possiamo salvare la nostra cultura, la Cina non può vincere. In risposta alla repressione di Pechino, una crescente rete di uiguri si è messa al lavoro per preservare la nostra cultura. Molti librai uiguri hanno spedito grandi quantità di libri all’estero, aprendo librerie e stampando nuove pubblicazioni in turchia. Gli editori uiguri al di fuori della Cina stanno stamapndo molti vecchi libri fuori corso, e pubblicando nuovi libri di autori uiguri d’oltreoceano.

Nella sfera online, gli uiguri che vivono all’estero stanno aprendo siti open source che contengono libri e riviste uiguri digitalizzati . So anche di uiguri che intendono compilare video archivi e ripubblicare blog e siti che il governo cinese ha chiuso o vietato. Negli ultimi mesi ho creato un sito web chiamato uyghurism.com per la diffuzione delle copie digitali della rivista Civiltà dello Xinjiang – è il minimo che possa fare per mio padre, di cui non ho sentito nessuna notizia da quando è stato arrestato. Pechino crede che la Cina può raggiungere il suo pieno potenziale solo se l’identità delle minoranze etniche e culturali, sono annientate. Il presidente Xi Jinping ritiene che le modifiche alla costituzione del 1982, che ha spianato la strada ad un rinascimento culturale Uigura, è stato un errore. Ma noi uiguri prevarremo come cultura se troveremo un modo per salvare la nostra lingua e la nostra arte. Il messaggio è chiaro: noi non siamo cancellabili.

 

 

 

 

 

Share
Power by: Arslan Rahman