In Cina distrutta la “Notre Dame” degli Uiguri

 

Rod Dreher ci racconta come un monumento religioso nella Cina Comunista sia “scomparso” in questi giorni nel silenzio dei media. Il paragone storico con Notre Dame per l’antichità è l’input per una riflessione sulla persecuzione del regime comunista cinese nei confronti del popolo Uiguro.

 

Non si sta facendo abbastanza rumore sul genocidio culturale che il governo di Pechino sta intraprendendo nella provincia dello Xinjiang, contro i musulmani uiguri. Dalla studiosa Rachel Harris su The Guardian:

 

Dopo la Rivoluzione Culturale, i musulmani uiguri e kazaki hanno iniziato a riallacciare i rapporti con la loro fede. Hanno ripreso le pratiche tradizionali di pellegrinaggio e feste nei santuari che si trovano all’interno del deserto del Taklamakan. Hanno iniziato a conoscere l’Islam nel resto del mondo; le persone che se lo potevano permettere sono andate alla Mecca per lo Hajj e hanno cominciato a ricostruire le loro moschee. Man mano che le comunità locali si sono arricchite hanno investito in moschee più grandi e più belle; la gente vi si affollava  per le preghiere del venerdì e servivano da simboli viventi di identità e orgoglio della comunità.

Mi è tornato alla mente tutto questo vedendo un’immagine pubblicata su Twitter la scorsa settimana. Shawn Zhang, che ha fatto un lavoro pionieristico rivelando l’esistenza della massiccia rete di campi di detenzione per musulmani nello Xinjiang, ha pubblicato immagini satellitari  “prima e dopo”  della moschea Keriya nella regione meridionale di Hotan. Questo imponente monumento architettonico, che si fa risalire al 1237 e ampiamente rinnovato negli anni ’80 e ’90, è stato fotografato in un giorno festivo nel 2016 con migliaia di fedeli che si riversavano nelle strade. Durante il 2018 il sito in cui si trovava è diventato una zona di terra spianata.

 

La moschea Keriya fu costruita nello stesso periodo di Notre Dame de Paris (iniziata nel 1160, quasi completata nel 1260). E ora è sparita. Non ne resta neppure una traccia.

 

E ancora su ciò che i cinesi stanno facendo a qualsiasi Uiguro che ritiene una minaccia al suo controllo totalitario (come si viene identificati come una minaccia? Secondo Pechino, chi rifiuta sigarette o alcool potrebbe essere un estremista musulmano):

 

Gli individui identificati in questo modo vengono inviati a uno dei tanti campi di detenzione di massa che sono stati costruiti in tutta la regione negli ultimi anni. Il sistema del campo è velato di segretezza, ma i ricercatori hanno accumulato prove schiaccianti sul fatto che oltre un milione di musulmani uiguri e kazaki sono stati incarcerati al loro interno. I detenuti sono sottoposti a un estenuante regime di studi e autocritica sostenuto da brutalità sistematica e torture.

Sappiamo di questo a causa di innumerevoli atti di coraggio da parte di Uiguri e Kazaki della diaspora, che hanno scelto di parlare nonostante la reale paura che i loro cari subiscano ritorsioni. Il governo cinese sta perseguendo una vigorosa campagna di propaganda per persuadere la comunità internazionale che i campi sono benevoli “centri di formazione professionale” necessari per sradicare la violenza estremista e ripristinare la stabilità nella regione. Dopo aver visto tanti miei colleghi e amici uiguri scomparire nei campi, trovo questa spiegazione offensiva. Tra i detenuti figurano accademici, pop star, comici e poeti: individui che – come le moschee demolite – sono simboli dell’identità e dell’orgoglio del popolo Uighur. Questa epurazione dell’élite culturale – come hanno notato i miei colleghi dell’Europa orientale – ricorda il terrore stalinista degli anni ’30.

   

Dai un’occhiata a questo articolo del Wall Street Journal : https://www.youtube.com/watch?v=6sUEek-u14w

 

 

 

 

 

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