Svizzera preoccupata di situazione in regione di Xinjiang

 

Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha preso atto con grande preoccupazione dei documenti recentemente pubblicati sulla detenzione degli uiguri e di altre minoranze etniche nello Xinjiang.

Ha quindi invitato il governo cinese a tener conto dell'inquietudine di molti Stati e a permettere all'ONU un accesso senza ostacoli alla regione.

Il DFAE segue da tempo la situazione dei diritti umani nella regione autonoma uigura dello Xinjiang. Il rispetto dei diritti delle minoranze e della libertà di opinione, di stampa e della religione sono una priorità della politica elvetica in materia di diritti umani in Cina, indica in un comunicato odierno il DFAE.

Il consigliere federale Ignazio Cassis, in occasione del dialogo strategico tra Svizzera e Cina il 22 ottobre a Berna, aveva espresso le sue preoccupazioni riguardo alla situazione nella regione dello Xinjiang.

Svizzera e Cina - sottolinea la nota - conducono dal 1991 un dialogo sui diritti umani, in cui si discutono anche i diritti delle minoranze etniche e religiose nello Xinjiang e in Tibet.

Nell'ambito dell'impegno multilaterale per il rispetto dei diritti umani, il 6 novembre 2018, in occasione dell'Esame periodico universale (EPU) della Cina nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, la Svizzera ha chiesto la chiusura dei campi di detenzione nello Xinjiang. La Confederazione ha inoltre domandato alla Cina di concedere all'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani un accesso illimitato allo Xinjiang e di consentire un'indagine indipendente dell'ONU.

 

 

 

 

 

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