Campi di concentramento in Cina: cosa sono e perché sta succedendo

 

Cosa sono i campi di detenzione in Cina dove i musulmani vengono torturati, costretti al lavoro forzato, a convertirsi e a bere alcolici? Dopo la denuncia di una ragazza su TikTok si torna a parlare «della più grande incarcerazione di massa dalla seconda guerra mondiale».

 

“Cercate cosa sta succedendo in Cina in questo momento. Stanno creando campi di detenzione, separano le famiglie, rapiscono i musulmani, li uccidono, li stuprano, li sottopongono a elettroshock e lavaggio del cervello, li costringono a mangiare maiale e bere, a convertirsi a un’altra religione e se non lo fanno li uccidono”.

A parlare è Aziz, una teenager americana che su TikTok ha finto di fare un tutorial di makeup per parlare di un argomento che le sta particolarmente a cuore, ma che le costerebbe la censura del social cinese.

La ragazza ha usato la piattaforma video più popolare del momento per denunciare la situazione di repressione in Cina ai danni della minoranza uiguri nella provincia dello Xinjiang. Una situazione in verità già ben nota alle Nazioni Unite, che però, dice Aziz, hanno fallito nel bloccare il genocidio. “Non possiamo permettere che accada ancora, non possiamo restare in silenzio mentre davanti ai nostri occhi avviene un altro olocausto”.

Cosa sta succedendo davvero in Cina e perché i musulmani vengono arrestati e chiusi in campi di detenzione? Cosa avviene in questi campi? Ecco le cose da sapere.

Musulmani in Cina: chi sono gli uiguri

Gli Uiguri sono un’etnia di religione islamica che vive nel nord-ovest della Cina, in particolare nella regione dello Xinjiang insieme ai cinesi Han, ma rappresentano la maggioranza della popolazione in quella regione.

Dal 2001, con la lotta globale al terrorismo islamico, si è intensificata la repressione del governo nei confronti dei movimenti indipendentisti e separatisti come appunto quello degli uiguri, la cui attività indipendentista risale alla prima metà del novecento.

Nel 2009 una manifestazione uiguri nello Stato dello Xinjiang è degenerata in una serie di scontri etnici con gli han e con la polizia cinese, in cui sono morte centinaia di persone. Col tempo la minoranza musulmana ha iniziato a subire sempre maggiore repressione da parte delle autorità cinesi.

Campi di concentramento in Cina: cosa sono

Nel 2018 le polemiche sulla detenzione degli uiguri nei campi di concentramento in Cina e sulla natura di questi campi si sono intensificate. Il mondo intero ha iniziato a venire a conoscenza di una realtà fino ad allora tenuta nell’ombra grazie a un’inchiesta del quotidiano online Bitter Winter, dove venivano mostrati video filmati all’interno di questi campi simili a prigioni.

I centri di detenzione nascono ufficialmente come “centri di formazione professionale volontaria” ma dei documenti trafugati e diffusi dalla stampa internazionale confermano la più grande incarcerazione di massa di una minoranza etnico-religiosa dalla seconda guerra mondiale. Documenti commentati dal governo cinese, ovviamente, come “fabbricazione di notizie false”.

La Cina parla infatti di misure di rieducazione, che sono necessarie per prevenire la radicalizzazione e il terrorismo. Gli studiosi occidentali sostengono però che il presidente cinese Xi Jinping sia in verità allarmato da una inaspettata rinascita religiosa nella regione. Secondo le stime le autorità cinesi hanno internato nei lager circa un milione di uiguri.

Cosa succede nei campi di concentramento in Cina

Questi lager sono destinati ai musulmani ribelli o pericolosi arrestati e qui rinchiusi senza essere sottoposti a regolare processo. La violazione dei diritti inizia ben prima della reclusione, quindi.

Navigare un sito web straniero, ricevere telefonate e messaggi da parenti all’estero, pregare regolarmente o farsi crescere la barba potrebbe far atterrare una persona in un campo di indottrinamento politico cinese o in prigione.

Stando a quanto riferito, i campi devono aderire a un rigoroso sistema di controllo fisico e mentale totale, con sorveglianza 24 ore su 24 posta ovunque negli edifici e intorno ai recinti. Qui dentro le persone sono costrette a rinnegare le loro convinzioni e ad elogiare il Partito Comunista, a bere alcolici e mangiare carne di maiale (pratiche vietate dalla religione islamica).

I detenuti guadagnano “crediti” per il processo di trasformazione ideologica e il rispetto della disciplina, ma anche se la “trasformazione culturale” è compiuta non sono autorizzati ad andarsene, ma vengono trasferiti in un altro livello dei campi dove “devono formarsi in ambito lavorativo”.

Possono sentire i parenti una volta al mese in videochiamata o con una telefonata a settimana: unico contatto col mondo esterno. Ci sono stati molti resoconti di persone che hanno subito torture, stupri e abusi di ogni tipo. Sembra inoltre che anche dopo essere stati rilasciati, gli ex detenuti rimangono sotto sorveglianza.

 

Fonte: www.Money.it

 

 

 

 

 

 

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