In Cina è in atto la sterilizzazione forzata delle donne uigure (e il mondo ne parla troppo poco)

 

Di Elisabetta Moro

"C'è stato un calo senza precedenti nella popolazione uigura. C'è della spietatezza alla base, fa parte di una più ampia campagna di controllo per soggiogare gli uiguri". A fare questa dichiarazione ad Associated Press è Adrian Zenz, antropologo tedesco e uno dei massimi studiosi delle minoranze etniche in Cina. La situazione, secondo Zenz, è molto grave e diversi esperti parlano addirittura di "genocidio demografico" perché, secondo le testimonianze raccolte, il governo cinese starebbe sterilizzando forzatamente le donne uigure come parte di una più ampia politica di repressione che include i famigerati campi di rieducazione nella regione autonoma dello Xinjiang. Ma andiamo con ordine, prendiamoci un attimo di tempo e cerchiamo di capire meglio cosa sta succedendo.

 

 

 

Gli uiguri, prima di tutto, sono una minoranza di religione musulmana, parlano una lingua di origine turca e vivono principalmente nella regione dello Xinjiang, nel nord ovest della Cina. Si tratta di una delle zone più sorvegliate al mondo dove gli abitanti subiscono controlli quotidiani da parte della polizia e sono previste rigide procedure di riconoscimento facciale e intercettazioni telefoniche. Tutto questo perché il governo e cinese vede di cattivo occhio gli uiguri e teme le loro spinte indipendentiste che negli ultimi vent’anni si sono intensificate specie da quando il governo ha iniziato una campagna di repressione che li dipinge come pericolosi terroristi.

La scorsa estate si è iniziato a parlare molto dei cosiddetti "campi di trasformazione attraverso l’educazione" dello Xinjiang che sono in realtà dei veri e propri campi di detenzione dove migliaia di musulmani uiguri vengono imprigionati in modo del tutto arbitrario dalle autorità cinesi. Diverse inchieste giornalistiche, testimonianze e rapporti dell’ONU e di altre organizzazioni per i diritti umani hanno mostrato come i detenuti vengano portati nei campi senza alcun processo per poi essere sottoposti a un brutale indottrinamento (secondo il New York Times, vengono costretti a cantare canti patriottici cinesi e gli vengono impartite lezioni su come rinunciare al radicalismo islamico e all’indipendentismo uiguro), a lavori forzati e forme di tortura. A tutto questo, però, si aggiunge un'ulteriore forma di repressione, quella della sterilizzazione forzata.

 

Secondo il report di Zenz, le donne uigure vengono tenute sotto stretto controllo e sottoposte a visite ginecologiche obbligatorie e a test di gravidanza per assicurarsi che non superino il numero di figli consentito dalla legge. Dal 2015 la politica demografica cinese prevede infatti che tutte le coppie possano avere due figli, mentre quelle che vivono in zone rurali tre. In realtà, le donne uiguri vengono spesso prese di mira anche quando hanno solo un figlio e vengono contro la loro volontà di contraccettivi intrauterini (difficili da rimuovere senza una vera e propria operazione chirurgica). Avere "troppi" figli, poi, è una ottima ragione per venire rinchiuse nei campi dove l'opera di sterilizzazione continua: inserzioni forzate di spirali intrauterine, somministrazione di pillole contraccettive, operazioni chirurgiche e in alcuni casi anche aborti forzati. Alcune detenute hanno raccontato come, durante la prigionia, venissero somministrati loro contraccettivi per via orale o tramite iniezioni, senza alcuna spiegazione. Una volta rilasciate hanno poi scoperto di essere diventate sterili.

Come spiega Zenz, il numero di donne uigure rese sterili sta aumentando di anno in anno tanto che, nel 2016, circa lo 0,4 per mille delle donne dello Xinjiang aveva subito una sterilizzazione, mentre nel 2018 lo stesso dato è salito al 2,5 per mille. Il risultato, come riporta Associated Press, è che i tassi di natalità nelle regioni a maggioranza uigura di Hotan e Kashgar sono crollati di oltre il 60% dal 2015 al 2018, l'ultimo anno disponibile nelle statistiche governative. In tutta la regione dello Xinjiang, i tassi di natalità continuano a precipitare e sono scesi del 24% solo lo scorso anno, rispetto al 4,2% della media nazionale. In tutto questo il governo cinese continua a negare e arriva al punto di giustificare il calo demografico con una "maggiore emancipazione e salute riproduttiva" che i programmi di rieducazione starebbero insegnando alle donne uigure. La verità è che, "imporre misure con lo scopo di prevenire nascite" all’interno di un gruppo etnico è una forma di genocidio prevista dalla Convenzione per la prevenzione e punizione del crimine di genocidio del 1948. È in atto una cancellazione sistematica dell’identità uigura e, da che mondo è mondo, i corpi delle donne diventano il primo luogo di repressione e mezzo di controllo. Tutto questo non può passare sotto silenzio.

 

 

 

 

 

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