La Cina ammette l'arresto di 1295 Uiguri

Per la prima volta le autorità cinesi hanno reso note le cifre ufficiali degli arresti di persone appartenenti al gruppo etnico degli Uiguri. Secondo il quotidiano della procura cinese, da gennaio a novembre 2008 sarebbero stati arrestati 1295 Uiguri accusati di aver messo a repentaglio la sicurezza dello stato o, alternativamente, di attività religiose proibite. Secondo le stime dell'Associazione per i Popoli Minacciati (APM), il numero reale di Uiguri arrestati per motivi politici è di almeno quattro volte tanto. Il numero comunque spaventoso degli arresti ufficialmente ammessi dimostra che i Giochi Olimpici di Pechino non hanno comportato nessun miglioramento per i rispetto dei diritti umani degli Uiguri.
Gli arresti arbitrari di esponenti uiguri critici del regime cinese si sono concentrati in particolar modo nel periodo antecedente i Giochi Olimpici con l'intento da parte delle autorità cinesi di impedire qualsiasi protesta pubblica durante la manifestazione sportiva. Dopo gli attacchi ad alcune stazioni di polizia cinesi in agosto 2008 da parte di movimenti uiguri, le autorità cinesi hanno dato il via libera agli arresti di massa. Purtroppo le autorità cinesi dello Xinjiang non fanno alcuna differenza tra proteste pacifiche e proteste violente di alcuni estremisti e condannano cumulativamente tutti gli esponenti uiguri critici come terroristi unicamente in base alla loro appartenenza etnica.
Per 1154 persone dei 1295 arrestati sono state ufficializzate le accuse o sono state internate in campi di lavoro. In agosto 2008 il segretario del partito comunista della provincia dello Xinjiang Wang Lequan aveva chiesto procedimenti ancora più duri contro tutti i critici del regime e contro gli attivisti per i diritti umani uiguri. Gli ultimi arresti risalgono probabilmente al 20 dicembre 2008, quando sono stati arrestati nella capitale provinciale Urumqi gli studenti Mutellip Teyip, 19 anni, e Miradil Yasin, 20 anni, per aver distribuito volantini all'università in cui si esortava la cittadinanza a partecipare a manifestazioni non autorizzate.
La violenta repressione delle autorità cinesi è ufficialmente giustificata con la necessità di impedire la diffusione del terrorismo nello Xinjiang. Di fatto però la dura repressione della libertà di opinione nello Xinjiang ha unicamente l'obiettivo di assicurarsi il controllo su una regione ricca di risorse naturali. La produzione di petrolio nello Xinjiang è infatti passata da sette milioni di tonnellate di petrolio negli anni '90 a 27,4 milioni di tonnellate nel 2008, configurandosi così come secondo produttore di petrolio della Repubblica Popolare Cinese. Inoltre si stima che nello Xinjiang vi siano giacimenti petroliferi pari a circa 20,9 milioni di tonnellate e altri 10,8 bilioni di metri cubi di gas.

 

Bolzano, Göttingen, 6 gennaio 2009

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